[img align=right]http://img232.imageshack.us/img232/5215/concorrentiamicibig2012.jpg[/img] Sembra un’opinione un po’ forte, ma fatemi spiegare. Tra poche ore uno tra Marco Carta, Alessandra Amoroso, Emma ed Annalisa verrà incoronato vincitore del girone "Big" di questa undicesima edizione di Amici. Un’idea nata molto tempo fa, visto che se ne parlava ancora prima che si alzasse il sipario su Gerardo, Carlo e compagnia cantante/danzante. Non si sapeva come, non si sapeva perché, si sapeva solo che i vari Carta, Amoroso e Virginio sarebbero tornati sul luogo del delitto. L’idea si è concretizzata al Serale, affiancando il girone dei Big ai due (divisi l’anno scorso) del Canto e del Ballo. E già, di per sé, l’idea di tre gironi distinti è un po’ dispersiva. Tre vincitori e tre gare disperdono senza dubbio tensione, tifo ed attenzione. Se non aveva senso far scontrare vecchi e nuovi, forse era l’occasione buona per far scontrare cantanti e ballerini, almeno alla vecchia maniera. Soprattutto in un’annata in cui il Canto non l’ha esattamente fatta da padrona, visto il livello dei tre finalisti uomini di ieri (per non parlare di quello del vincitore). Ma la gara Big, in questo reciproco oscurarsi, era davvero inevitabile?

Far scontrare Alessandra Amoroso, Emma e Marco Carta (per limitarsi a tre nomi), ovvero i tre vincitori più di successo del programma, è stata una cosa pericolosa. La vittoria di uno dei tre significa la sconfitta degli altri due. A quel punto verrebbe da pensare che la vittoria del "super vincitore" lo renderebbe più meritevole degli avversari e in qualche modo delegittimerebbe le loro vittorie passate. Se stasera vincerà Alessandra Amoroso significherà che se avesse fatto i casting un anno prima Marco Carta non avrebbe vinto? Se li avesse fatti un anno dopo che Emma non avrebbe vinto? Ogni annata fa storia a sé, ma anche prendendo in considerazione l’eventuale crescita post-Amici dei "Big" il predominio di uno sull’altro è pericoloso. Il concetto che "Ha vinto Amici Big, quindi è più bravo" marchia a fuoco inesorabilmente gli altri, che da vincitori diventerebbero "vincitori di serie B". Senza contare il rischio delle brutte figure, che sicuramente non sono mancate. Con buona pace della crew dei giornalisti pagati per mettere Alessandra Amoroso sempre in testa, la vincitrice di Amici 8 ha collezionato performance non all’altezza e anche qualche stecca. Ormai di lei si ricordano più i pianti (uno stereotipo che non la aiuterà a crearsi un pubblico più adulto) che le esibizioni. Emma, con la vicenda-gossip che l’ha risucchiata riducendola a "la donna cornuta che cerca vendetta e canta la sua rabbia" non ne esce certamente meglio. Lo stesso si può dire di Pierdavide, grande cantautore ma con troppi problemi sull’esecuzione vocale. Ce li ricordavamo meglio, da Amici 9. Annalisa, risarcita con l’eliminazione dopo pochi minuti di Virginio di una vittoria che le spettava, non è cambiata granché da un’edizione che s’è svolta solo un anno fa. Forse troppo presto rimetterla in gara per sottolineare ancora i suoi grossi limiti di immagine che la relegano a "presenza fredda, che non trasmette" ignorandone la tecnica sopraffina. Se l’intento di Maria fosse stato quello di "mostrare la crescita" dei suoi ragazzi, la missione è miseramente fallita. Così come i tentativi dei 9 (8 dopo la sparizione di Karima) di affrancarsi dal marchio Amici. Non è cambiato niente: sono tornati in gara sfidandosi a colpi di fan in un minestrone di già sentito, già detto e già dato. Se si fosse dato più spazio ai ragazzi di quest’anno, magari con una gara più incentrata su di loro e un’apparizione una tantum di questi Big, forse – e dico forse – Amici 11 avrebbe avuto più senso.

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