
Utente
28 maggio, 2018
OfflineIeri secondo me ha pesato molto il discorso che facevamo prima della puntata sull'ordine delle esibizioni. Tutti i favoriti a notte fonda e invece a Dito è stato riservato lo slot migliore quindi si aspettavano il suo exploit. Bravissima lei, si porta a casa un trofeo da Sanremo che almeno fa da coronamento ad una partecipazione super a fuoco.
L'unica cosa che mi dispiace è che il suo successo di ieri sia legato quasi esclusivamente ai voti di Tony Pitony (perché è così non prendiamoci in giro), l'ennesimo uomo che in pochi mesi porta tutto il popolo ai suoi piedi, mai che succeda a una donna oh.
Stasera il running order mi auguro sia il solito con i favoriti tuti insieme nel mezzo perché abbiamo visto che quado esci conta eccome, soprattutto in finale quando c'è più pubblico occasionale.
Arisa è sempre stata in top5, sui social fa più numeri di tutti (anche del tanto osannato Sal da Vinci) quindi per me tutti gli scenari sono aperti, e avere una donna over 40 così in corsa è una cosa assolutamente insperata ![]()
P.s. se Arisa andasse ell'ESC il cosmo ritornerebbe in equilibrio ![]()

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1 febbraio, 2020
OfflineGiulio23 ha detto
Ma secondo voi c'è qualche speranza per Nayt in top 5 stasera?
Mi sento di dare per certi Sal Da Vinci, Sayf e forse Arisa, ma sono in tanti a contendersi gli ultimi due posti.
Paradossalmente, se al televoto 2 o 3 artisti prendono in totale più del 60%, è possibile che le giurie possono fare un ribaltone (stile Irama e Elisa Sanremo 2022).
Geolier fece il 44,8 e subito dopo Angelina 14.2 (59% in due su 30). Staccatissimi Annalisa-Ghali-Mahmood-Irama tra il 5 e il 6%.
L'anno scorso Brunori e Olly erano entrambi al 17% e 16% (nella stessa serata a 14, Brunori fece il 35% e Olly il 26%); 12% Lucio Corsi; quasi il 10% per Fedez; 8% per Achille e Giorgia. Tutti gli altri dal 3 in giù.

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17 maggio, 2021
OfflineDavidex ha detto
L'unica cosa che mi dispiace è che il suo successo di ieri sia legato quasi esclusivamente ai voti di Tony Pitony (perché è così non prendiamoci in giro), l'ennesimo uomo che in pochi mesi porta tutto il popolo ai suoi piedi, mai che succeda a una donna oh.
una donna c'è e viene dalla riviera ligure anche lei
e non è ovviamente la rossa
sarà forse ora per miss anna pepe di entrare in gara?

Utente
7 agosto, 2013
Offlineclassifica strana quella di ieri abbastanza lontana dai pronostici
su dito i giornalisti e radio hanno creato un hype non indifferente, quindi io mi aspettavo chi sa cosa sia sul pezzo che sulla cover, entrambi carucci ma nulla di cosi eclatante come avevano annunciato, e infatti mi ha meravigliato il primo posto anche se era accompagnata dal personaggio del momento.
comunque si a giocarsela saranno arisa, da vinci e sayf e asto punto spero nel colpaccio a sorpresa di quest'ultimo 

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20 maggio, 2018
Offlinecalacolo ha detto
Se l’indiziato per la vittoria fosse Sayf? Questa estate ha fatto un brano con Mengoni…magari Marta ci ha messo la buona parola, non avendo artisti in gara![]()
Mah, ti dirò. Per me probabilissimo. Stamattina la Sisal lo quotava a 20, e ho fatto un pensierino su una scommessa, ma alla fine non ho voluto spendere ulteriori soldi.
Per me è il giusto compromesso tra Arisa (troppo classica) e Sal Da Vinci (troppo popolare). Il secondo posto di ieri nella classifica combinata da ben sperare.

Utente
1 febbraio, 2020
Offlinecalacolo ha detto
Se l’indiziato per la vittoria fosse Sayf? Questa estate ha fatto un brano con Mengoni…magari Marta ci ha messo la buona parola, non avendo artisti in gara![]()
Bisogna capire se la sala stampa/radio vuole effettivamente la vittoria di Sal Da Vinci o se vogliono il ribaltone.
L'anno scorso sono riusciti a ribaltare il risultato, portando al 1° posto Lucio Corsi, ma comunque inutilmente perchè nelle altre serate era sotto sia Brunori sia Olly

Utente
8 febbraio, 2020
OfflineSostengo sia stata una serata sottotono di un festival a bit agghiacciante, riconducibile a un'edizione transitoria e mi auguro presto archiviabile, molto orientata a destra, tra ovazioni in sala per artisti palesemente rassicuranti, meloniani e Rai-friendly (tra cui Sal Da Vinci e Arisa, mi dispiace ma lo penso), censure per artisti palesemente scomodi e democratici (prim* fra tutt* Levante), esaltazioni collettive di proposte polverose e a dir poco antiquate, insomma, not my cup of tea esattamente, ma lo si poteva intuire sulla carta. Lo guardo perché resta sempre una settimana di evasione, nonché di svago con i vari gruppi di ascolto dal vivo e in chat, e perché la curiosità verso la scoperta di nuova musica non manca mai.
Faccio una mia personale classifica a margine delle 10 cose che mi sono piaciute di più ieri, a ritroso dalla decima alla prima.
10) Elettra Lamborghini & Las Ketchup: non sono conosciuto per essere un fan di questo tipo di pop molto estroverso e pimpante, ma ancora una volta quest'anno mi ritrovo a smentire questo luogo comune e ad apprezzare una proposta dichiaratamente pop. Momento revival molto carino, iconico nella sua semplicità early-2000s. Niente da dire, l'ho apprezzato perfino io. Guilty pleasure, ma senza sconfinare nel trash, come non lo aveva fatto a mio avviso neanche la serata cover con Myss Keta.
9) Patty Pravo e Timofej Andrijashenko: momento poetico e leggiadro della nostra musa che ci regala un quadro di notevole valore unendo cornice teatrale ed esperienza espressiva.
8) Chiello e Saverio Cigarini: tributo decoroso a Luigi Tenco, privo di ganci nell'idea di una rivisitazione a 360°, ma restando nella cifra oppressiva e tormentata di Chiello, che ben si sposa con la poetica del nostro compianto artista.
7) Sayf, Alex Britti e Mario Biondi: pertinente commistione di tre mondi diversi, coniugati sapientemente nel comune proposito di evocare al meglio lo scenario musicale di un pezzo immortale ma sempre attuale che scava nelle radici dei sottogeneri dell'R&B.
6) Levante e Gaia: la versione non metallica di Gaia ha servito una nemesi ben calibrata con la visceralità vocale di Claudia, in una cover in continuità con il leitmotiv di quest'ultima nell'odierna edizione del festival, molto corporeo e tangibile concettualmente, ma imho meno in linea con la migliore versione di sé che sarebbe emersa maggiormente con penne cantautorali più affini (parlo del pezzo scelto, non dell'ospite duettante). Resta comunque un ottimo imprinting e scala qualche posizione tra le mie preferenze per via della scomodità latente e del disturbo inferto alla narrativa traditional family-friendly prevalente del festival.
5) Maria Antonietta, Colombre e Brunori Sas: tre personalità mature che apprezzo singolarmente sono riuscite insieme ad elevare una canzone che ho sempre trovato mid e che negli anni ha portato a saturazione per il numero di versioni che si sono avvicendate. Questa è semplicemente diversa da tutte le altre che ho ascoltato e più strutturata, nonché coerente con l'identità spiccata e per nulla vaga dei tre musicisti coinvolti.
4) Ditonellapiaga e TonyPitony: la cosa che mi è piaciuta meno di Margherita in questo festival, e quindi coerentemente quella più premiata dal paese. Un mash-up indovinato e con dei buoni incastri tra le due canzoni (meglio The lady is a trump dell'altra). Resta un po' l'amaro in bocca per i compromessi a cui è dovuta scendere per ottenere questo riconoscimento, però apprezzo il re-work che c'è dietro da parte di lei e che ha rappresentato un b-side ideale di Che fastidio! Regina del concetto, ma avrei gradito molto di più un duetto con Whitemary, per dirne una, in questo contesto, per maggiore affinità e coerenza col progetto musicale e per continuare ad essere a tutto tondo la totale outsider che è in questo festival delle convenzioni e dell'usato sicuro.
3) Serena Brancale, Gregory Porter e Delia: al contrario di Dito, la cosa che più mi è piaciuta di Serena in questo festival. Una rilettura del classico di Consuelo Velázquez senza tempo, eterna, ricca di pura jazz energy mista a solennità. La sinergia tra Serena e i due ospiti pazzesca e palpabile, l'uso della voce finalmente ponderato e non forzato, e sì, Delia è un'autentica forza della natura ma quando il pubblico se ne accorgerà sarà sempre troppo tardi.
2) Fulminacci e Francesca Fagnani: performance pasoliniana, quasi da metateatro ma al contempo con un'allure cinematografica da applausi. I riferimenti si sprecano, saperli rielaborare in musica è lavoro da pochi. Oltre il concetto di cover, e questo è Fulminacci al 100%, non è una versione romanzata di Filippo, citofonare il videoclip di Niente di particolare. Incredibile come questo ragazzo riesca ad essere ficcante, sensibile, ispirato pur senza artifici o ingegni particolari, muovendosi al passo di un'apparente ordinarietà che profuma però di estro, di istinto geniale. Grazie per aver salvato l'indie italiano dentro e fuori dal festival.
1) Nayt e Joan Thiele: non sono un fan delle canzone di Nayt, che ha confermato le aspettative tiepide che avevo alla vigilia su di lui, ma qui non posso negare che l'incontro tra queste due anime è stato l'esperimento riuscito per eccellenza della serata e che sia stata forse l'innesto collaborativo più sentito, ben assortito e autentico del lotto: mi è arrivata davvero potente la fusione on stage, la raffinatezza del momento, la necessità mia di assistere ad incontri di questa portata. Non siamo ai livelli di Skin e dei Santi Francesi, per intenderci, ma il momento è stato vibrante il giusto ed è valso l'attesa dell'orario indecente in scaletta.
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