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Elezioni presidenziali degli Stati Uniti d'America, 2020
ge_aldrig_upp
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12 agosto, 2020 - 12:59
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Quattro anni sono passati (anche se non so se ho il coraggio di andarmi a rileggere gli strafalcioni che indubbiamente avrò scritto nel topic del 2016) e ci troviamo nuovamente qui a commentare un nuovo ciclo elettorale che porterà, il 3 novembre prossimo, al climax della 59° elezione presidenziale degli Stati Uniti d'America.

Come tradizione, il voto avrà luogo nel tradizionale Election Day ma comincerà oltre un mese prima con l'invio degli absentee ballots e dei voti per posta per chi non può recarsi alle urne nella giornata decisiva. In questa elezione, che arriva al culmine di un anno fortemente segnato dalla pandemia del coronavirus COVID-19, il voto per posta è quanto mai importante in un'America messa in ginocchio per l'emergenza sanitaria - ma allo stesso tempo potrebbe sconvolgere gli equilibri come mai prima, rendendo il conteggio dei voti lungo, farraginoso e potenzialmente contestabile (soprattutto negli stati che si approcciano a questo metodo per la prima volta, come visto nel caso delle recenti primarie nello stato di New York).

Oltre all'elezione del presidente, verrà rinnovata l'intera composizione della Camera dei Rappresentanti (435 deputati eletti con durata biennale) nonché un terzo del Senato degli Stati Uniti (33 senatori eletti con durata sessennale, in carica fino al 2026, più due elezioni speciali che servono a rimpiazzare un senatore deceduto e un altro ritirato per problemi di salute) nonché i governatori di undici stati, di Puerto Rico e delle Samoa Americane.

Il meccanismo è lo stesso del 2016:

Vengono eletti presidente e vice presidente degli Stati Uniti i candidati che ottengono la maggioranza assoluta dei voti elettorali, pari a 270 su un totale di 538. I 538 elettori sono allocati proporzionalmente per ognuno dei 50 stati più il Distretto di Columbia (Washington D.C.), e si compongono come 435 membri della camera dei rappresentanti + 100 senatori + 3 elettori del Distretto di Columbia. Si aggiudica gli elettori di un certo stato il candidato che ottiene la maggioranza dei voti in quello stesso stato, tranne che per il Maine e per il Nebraska che attribuiscono due elettori al candidato vincitore assoluto nello stato, e un elettore al vincitore in ogni distretto.

La distribuzione dei 538 elettori è basata per questa elezione sui numeri del censimento del 2010 e si compone così:

-55 elettori per la California;
-38 Texas;
-29 Florida, Stato di New York;
-20 Illinois, Pennsylvania;
-18 Ohio;
-16 Georgia, Michigan;
-15 North Carolina;
-14 New Jersey;
-13 Virginia;
-12 Washington;
-11 Arizona, Indiana, Massachusetts, Tennessee;
-10 Maryland, Minnesota, Missouri, Wisconsin;
-9 Alabama, Colorado, South Carolina;
-8 Kentucky, Louisiana;
-7 Connecticut, Oklahoma, Oregon;
-6 Arkansas, Iowa, Kansas, Mississippi, Nevada, Utah;
-5 Nebraska, New Mexico, West Virginia;
-4 Hawaii, Idaho, Maine, New Hampshire, Rhode Island;
-3 Alaska, Delaware, Distretto di Columbia (Washington D.C.), Montana, North Dakota, South Dakota, Vermont, Wyoming.

Se nessun candidato raggiunge i 270 voti per la carica di presidente, questo viene scelto a maggioranza dalle delegazioni di ogni stato all'interno della Camera dei Rappresentanti; se nessun candidato raggiunge i 270 voti per la carica di vice presidente, questo viene scelto a maggioranza dai membri del Senato.

I candidati - come tradizione - sono tanti e innumerevoli, ma noi andiamo a vedere soltanto i cinque tickets che avranno un impatto di qualche tipo su queste elezioni.

Partiamo dal presupposto che gli Stati Uniti sono una nazione dove prevale un sistema bipartitico, basato su due partiti maggiori - il Democratic Party (DNC) e il Republican Party (GOP) che si alternano al governo ormai da oltre 150 anni. É praticamente impossibile penetrare con successo questo equilibrio per i tanti partiti minori, che ottengono finanziamenti statali soltanto se superano il 5% su base nazionale. L'ultimo a riuscirci è stato Ross Perot, miliardario texano recentemente deceduto, che nel 1992 raccolse il 19% e nel 1996 circa l'8% in rappresentanza del Reform Party senza riuscire però a vincere nessuno stato; questa impresa riuscì invece a George Wallace che, a capo di un partito esplicitamente segregazionista, portò a casa il 13,5% e cinque stati del Sud nel 1968 finendo terzo dietro a Nixon e a Hubert Humphrey.

Il Partito Repubblicano presenta l'incumbent (ovvero il candidato in carica) di queste elezioni: si tratta di Donald Trump, 74enne di Queens, New York attualmente basato in Florida, che si ripresenta alla guida di una campagna dichiaratamente populista e basata sul concetto di America First, "prima gli americani", quattro anni dopo aver vinto a sorpresa la contesa elettorale del 2016 pur perdendo di oltre due milioni nel voto popolare. Al suo fianco dovrebbe essere confermato Mike Pence, 61 anni, ex governatore dello stato dell'Indiana, noto per le sue posizioni ultracattoliche, omofobe e antiabortiste.

Il Partito Democratico risponde con Joseph "Joe" Biden, 77 anni, ex senatore delo stato del Delaware ed ex vice presidente durante l'amministrazione di Barack Obama. Biden, che ha sconfitto oltre venticinque candidati in un processo durato oltre un anno, sarà affiancato da Kamala Harris, 55 anni, figlia di una ricercatrice indiana e di un professore di economia giamaicano, senatrice dello stato della California e sua avversaria durante le primarie (in verità ritiratasi per lo scarso sostegno prima del primo voto in Iowa). Se venisse eletta, Harris sarebbe la prima donna e la prima persona di etnia non caucasica a ricoprire la carica di vice presidente degli Stati Uniti.

Il Partito Libertario, che nel 2016 ha ottenuto il risultato migliore di sempre arrivando al 3,29% con Gary Johnson e William Weld, candida quest'anno Joanne "Jo" Jorgensen - 63enne professoressa di psicologia e attivista politica originaria dell'Illinois e già candidata a vice presidente nel 1996 a fianco di Harry Browne. Come vice presidente si propone invece Jeremy "Spike" Cohen, 38 anni, imprenditore e podcaster senza esperienza politica di alcun genere.

Il Partito Verde, che rappresenta per tradizione le mozioni dell'estrema sinistra nel panorama politico americano, scende in campo con Howard "Howie" Hawkins, 67enne attivista e ambientalista dello stato di New York, e Angela Walker, 46enne sindacalista e autista di autobus da Milwaukee, Wisconsin. La loro piattaforma è incentrata sull'implementazione del Green New Deal, del sistema di copertura sanitaria Medicare for All e di una forma di reddito minimo garantito.

Merita infine una menzione il Partito del Compleanno, che rappresenta il discusso soggetto politico a cui fanno capo il 43enne rapper e produttore Kanye West e la sua potenziale vicepresidente, la predicatrice cristiana Michelle Tidball. Di questa campagna, lanciata in pompa magna il 4 luglio scorso dallo stesso West tramite il suo account Twitter, non si può dire granché se non che sembra essere propulsa principalmente da organi collegati al Partito Repubblicano per cercare di erodere il sostegno di Biden all'interno delle comunità afroamericane in alcuni stati chiave. Al momento in cui scrivo West apparirà sulla scheda elettorale in solo 4 stati su 50 (Arkansas, Colorado, Oklahoma, Vermont) a cui potrebbero aggiungersene presto altri 4 (Missouri, Ohio, West Virginia, Wisconsin).

ge_aldrig_upp
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12 agosto, 2020 - 13:08
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Proprio mentre scrivevo il post di cui sopra è stato lanciato il tradizionale modello predittivo di 538.com, che assegna al momento il 71% di una vittoria di Biden/Harris contro il 28% di possibilità per la riconferma di Trump/Pence. Coincidentalmente, è lo stesso identico margine di vantaggio che Hillary Clinton aveva sul Trump il giorno delle elezioni 2016 what

https://projects.fivethirtyeight.com/2020-election-forecast/

Narciso98
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12 agosto, 2020 - 17:39
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Finalmente il topicahh

Allora per quanto riguarda le presidenziali io mi sento proprio tranquillo, è ormai da mesi che non è più una questione di "Chi vince tra Trump e Biden?" ma "Con che margine Biden vincerà a Novembre?", nei sondaggi Trump è messo malissimo (MOLTO peggio di quando sfidava la Clinton) e non ha letteralmente armi a suo favore da sfoderare visto che il suo unico appiglio, l'economia, è andata in vacca per il virus.
Penso che la questione davvero interessante a Novembre sarà vedere se i dem riusciranno a conquistare il Senato ottenendo quindi il controllo di entrambe le camere (difficilissimo che i Repubblicani prendano la Camera) oppure no.

Questione Biden-Harris: Il ticket è buono e validissimo, lui è molto amato e apprezzato sia dai dem che da molti indipendenti e repubblicani. Lei è uno dei volti più carismatici e competenti del partito senza comunque essere eccessivamente di sinistra da poter spaventare gli indipendenti. Detto ciò, nessuno dei due nelle primarie era stato questo granché. Biden è campato di rendita, fosse stato chiunque altro con gli strafalcioni che ha fatto non sarebbe durato 20 minuti. Lei invece ha fatto bene in un dibattito e poi ha preso le legnate in quello dopo. Io avrei scelto la Warren che mi sembrava decisamente la più preparata e carismatica tra i 20 e passa in quelle primarie infinite, ma ho un pò avuto l'impressione che a farla da padrona sia stata la paura e quindi si sia andati sulle scelte scontate (Biden e Bernie, e l'ha spuntata il primo).
La scelta della Harris scontatissima ma obbligata. Ad un uomo bianco di quasi 80 anni era necessario affiancare una donna non bianca più giovane, soprattutto in seguito alle proteste dei BLM dopo la morte di George Floyd. E lei era la più competente. Più che altro ora sono curioso di vedere come si comporterà lei in futuro visto che è praticamente in pole position per diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti se Biden dovesse vincere a Novembre, ma deve riuscire a farsi apprezzare anche dal grande pubblico. Vedremo.

On our way to the White House...

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guardian22
Utente PLATINO

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12 agosto, 2020 - 19:13
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Spero che finisca come il wrestling, dove i due si danno le mazzate e alla fine spunta fuori un terzo che legna tutti

ge_aldrig_upp
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29 agosto, 2020 - 19:15
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Aggiornamento del 29/08 (-66 giorni al voto).

Durante le ultime due settimane si sono tenute le convention di entrambi i maggiori partiti, dove i due ticket che si contenderanno la vittoria di queste elezioni - Biden/Harris per i democratici, Trump/Pence per i repubblicani - hanno accettato ufficialmente la nomination della loro base elettorale.

In ottemperanza alle normative di sicurezza contro il COVID-19, entrambi gli eventi si sono svolti da remoto e non - come accade tradizionalmente - alla presenza del pubblico. Fa eccezione il discorso finale di Trump che si è tenuto invece di fronte alla Casa Bianca, alla presenza di circa 1500 sostenitori quasi tutti senza mascherina.

Se volete recuperare qualcosa IMHO le migliori fonti italiane sono Francesco Costa e Simona Siri Gerstein, che tramite i loro account Instagram hanno raccontato le due convention e tracciato il background degli speaker più importanti e dei discorsi che hanno colpito maggiormente. In particolare: Barack Obama, Michelle Obama e Joe Biden (DNC), Ivanka Trump e Donald Trump (RNC).

 

Capitolo sondaggi: al momento in cui scrivo il modello di 538.com assegna a Joe Biden il 69% di possibilità di vittoria, in leggero calo rispetto a due settimane fa. Il mood generale è quello di un principio di rimonta di Trump, vuoi perché una gara "già decisa" non vende giornali né propizia clic (fenomeno che si vede ancora di più in Italia, dove ogni spunto è buono per scrivere op-ed mistificatori su un testa a testa che in pratica non c'è), vuoi perché in questi giorni le news sono state dominate dalle proteste violente a sfondo razziale che hanno colpito la città di Kenosha (Wisconsin) dopo che il 29enne afroamericano Jacob Blake è rimasto paralizzato a seguito di una sparatoria provocata da un agente di polizia. L'idea che Trump ha cercato di vendere durante la convention è che un'eventuale presidenza Biden finirà per gettare nel caos tutte le più grandi città d'America (e soprattutto le loro periferie, dove l'attuale presidente ha perso tantissimo sostegno rispetto al 2016).

La supermedia di 538 al momento vede Biden in vantaggio di quasi nove punti percentuali, un distacco che se confermato a novembre sarebbe il più ampio dalla riconferma di Ronald Reagan nel 1984. Va però detto che nelle ultime due settimane non sono state condotte rilevazioni molto affidabili e che è necessario aspettare un po' per verificare un possibile rimbalzo post-convention nell'uno o nell'altro senso.

ge_aldrig_upp
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19 settembre, 2020 - 13:17
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Nella corsa alla Casa Bianca si inserisce un evento sconvolgente: la scorsa notte è mancata Ruth Bader Ginsburg, 87enne giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti che da lungo tempo soffriva per un tumore al pancreas.

I giudici della Corte Suprema sono nominati a vita dal presidente in carica e confermati dal Senato. Sono in tutto nove e sulla carta si pongono come un organismo apolitico ed apartitico, per quanto ovviamente seguano le loro inclinazioni ideologiche - prima della morte di Ginsburg, siedevano sugli scranni cinque giudici di stampo conservatore (Roberts, Alito, Thomas, Gorsuch e Kavanaugh) e quattro di stampo progressista (Sotomayor, Breyer, Kagan e appunto Ginsburg).

Avendo i repubblicani la maggioranza al Senato (attualmente 53-47) è abbastanza scontato che faranno di tutto per cercare di confermare il sostituto di Ginsburg prima delle prossime elezioni, specialmente alla luce del rischio concreto di perdere il controllo del Senato e della presidenza stessa. Per Trump sarebbe il terzo giudice confermato dal suo insediamento nel gennaio 2017: prima di lui Neil Gorsuch (che sostituì Antonin Scalia, scomparso a inizio 2016 con la maggioranza repubblicana in Senato che impedì ad Obama fra le polemiche di nominarne il successore) e Brett Kavanaugh (che sostituì Anthony Kennedy e subì accuse di molestie sessuali durante il suo processo di confermazione).

La sostituzione di Ginsburg con un giudice ultraconservatore sposterebbe l'equilibrio della Corte sul 6-3 ed avrebbe implicazioni decisive sui diritti civili e sociali, sull'immigrazione, la sanità, l'economia e più o meno qualsiasi aspetto della vita pubblica negli Stati Uniti.

Waves of Music
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ge_aldrig_upp
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19 settembre, 2020 - 13:43
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Waves of Music ha detto

C'è qualche possibilità che il suo desiderio venga esaudito e attendano le elezioni di novembre per sostituirla?  

TL;DR: no.

Anzi personalmente ritengo ancora più probabile che il sostituto venga presentato prima delle elezioni e confermato dopo, per mobilitare al voto la base repubblicana e cercare di salvare la maggioranza al Senato attualmente in bilico.

Il nuovo Senato entra in carica ai primi di gennaio, quindi non è impellente che la votazione sia effettuata prima delle elezioni se sanno di avere almeno 50 voti a disposizione. Va detto che l'attuale maggioranza di 53 potrebbe ridursi di una unità in quanto Martha McSally, senatrice uscente dell'Arizona la cui rielezione è fortemente a rischio, verrebbe sostituita dal suo sfidante democratico a partire da fine novembre in quanto si tratta di un'elezione speciale (McSally è senatrice ad interim, avendo rimpiazzato John McCain dopo la sua morte nel 2018).

Waves of Music
Utente DIAMANTE

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19 settembre, 2020 - 13:48
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ge_aldrig_upp ha detto

Waves of Music ha detto

C'è qualche possibilità che il suo desiderio venga esaudito e attendano le elezioni di novembre per sostituirla?  

TL;DR: no.

?

ge_aldrig_upp
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19 settembre, 2020 - 13:55
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Waves of Music ha detto

ge_aldrig_upp ha detto

Waves of Music ha detto

C'è qualche possibilità che il suo desiderio venga esaudito e attendano le elezioni di novembre per sostituirla?  

TL;DR: no.

?  

TL;DR = "Too Long, Didn't Read", è come dire che sto facendo in poche parole il riassunto di tutto un discorso troppo lungo e noioso da leggere noparty

Narciso98
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19 settembre, 2020 - 14:26
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ge_aldrig_upp ha detto
Nella corsa alla Casa Bianca si inserisce un evento sconvolgente: la scorsa notte è mancata Ruth Bader Ginsburg, 87enne giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti che da lungo tempo soffriva per un tumore al pancreas.

Ci sono rimasto malissimo quando l'ho letto ieri notte. Lei era veramente un'icona dei i progressisti statunitensi.

Secondo me i Repubblicani devono stare mooolto attenti adesso, specialmente i senatori negli stati in bilico. Potrebbero veramente giocarsi il posto.

Nel frattempo la Murkowski, senatrice repubblicana dell'Alaska, ha già detto che non voterà per confermare un giudice della Corte Suprema se non dopo l'Inauguration Day. E la stessa cosa hanno detto altri senatori come Mitt Romney e Susan Collins. Anche altri senatori repubblicani hanno detto la stessa cosa ma credo siano meno affidabili rispetto agli altri 3 che chi per un motivo o per un altro si possono considerare sufficientemente indipendenti dal partito.

Staremo a vedere.

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