
Utente
21 aprile, 2015
OfflineDanieletw ha detto
È la colonna sonora delle storie di TUTTI i miei contatti Instagram fuorisede che tornano a casa per le festività di Pasqua.Ecco il perché del rilascio in questo periodo
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Anche la mia, che sono appena tornata nel sud italia e conto di usarla su IG la prossima settimana che è pure festa patronale nel mio paese

Utente
11 gennaio, 2021
OfflineA proposito delle polemiche degli ultimi giorni, ho trovato una riflessione che condivido e che qui vi allego. L’ha scritta un certo Dario Accolla:
Inutile. E parlo dell'ennesima polemica di quello che si configura sempre più come "attivismo da social". Il bersaglio di questa settimana sono le canzonette. "Al mio paese", di Serena Brancale, Delia e Levante.
L'accusa: si racconta il sud in modo macchiettistico, come luogo vacanziero. L'aggravante: a farlo sono tre cantanti meridionali che si comportano come ricchi turisti del nord che vengono, consumano e vanno via.
La sensazione è che, come la fai, sbagli.
Non è la prima volta che certo sguardo penitenziale si interessa al tema "sud e vacanze". Ricordo una simpatica polemica, anni fa, sui selfie in ferie. Un "privilegio" che offendeva non so quanti articoli della "buon costume" del perform-attivismo. Col brano di Brancale & Co. si sta prendendo quella china.
I problemi del mezzogiorno d'Italia sono tanti e evidenti. E perdonatemi per la sconvolgente rivelazione, ma "Al mio paese" non cambia in alcun modo la situazione del sud. E non l'avrebbe cambiata nemmeno se fosse stato un manifesto contro l'antimeridionalismo. Perché, semplicemente, è una canzone (disimpegnata) che fa al suo lavoro: regalarci tre minuti per non pensare.
Il brano – che per inciso a me non piace – parla di una persona che va in ferie nel paese natìo, al sud. Ora, a meno di non voler colpevolizzare chi lascia le grandi città del centro-nord per andare a trovare la famiglia e magari farsi un paio di settimane al mare, questa cosa è reale e riguarda milioni di persone.
Ho vissuto undici anni a Roma e più volte ho sperimentato quella sensazione di liberazione della routine e di rifugio negli affetti quando tornavo a casa. La nostalgia, che è un tema di chi parte, era ingrediente ricorrente delle mie narrazioni pubbliche e private. La "vacanza" non era una scelta, ma una contingenza.
Io credo che dovremmo vivere le cose dando loro la giusta dimensione. Un tormentone estivo, per definizione così leggero e disimpegnato da risultare volatile (in una parola, frivolo), dovrebbe essere preso per quello che è. Un tormentone.
I problemi del sud, la sua romanticizzazione, ma anche le sue demonizzazioni, non si risolvono chiedendo a una canzonetta di essere ciò che non è: un manifesto politico. Perché ci sono luoghi mentali dove il disimpegno è possibile. Addirittura permesso.
Si risolvono creando una coscienza collettiva che vada oltre lo scandalo sui social e che cominci a fare scelte concrete. Da quelle in cabina elettorale alle azioni più quotidiane a supporto del territorio. E lì bisogna chiudere i social e darsi da fare. Ma chissà perché di questo nessunə ne parla.
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