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Stati d'animo 4 - Flussi di Coscienza |Che succede?
Casadelvino
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29 novembre, 2021 - 19:59
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Ragazzi il mio PC ha avuto degli inconvenienti e senza non posso ancora aprire la nuova fase

Vi chiedo scusa, spero di poterlo fare al più presto 

Nel frattempo se volete subentrare voi con commenti, domande, supposizioni sui passaggi, odi alle scelte altrui... alla mia depressione del momento siete i benvenuti

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Sigh

Fob92

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30 novembre, 2021 - 9:48
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Che dire sui passaggi… La mia sfida con Alabama mi “inquieta” un po’ perché potrebbe voler dire che non sono passati né Sparso con la bellissima canzone di Coez né Lukeyyy (che ora sta sfidando il mio ex avversario Pupi), che ha finora portato pezzi stupendi. O, in alternativa, quelli non passati siamo noi!

Anche Jojo ed Emm mi stanno piacendo molto ma temo abbiano ceduto il passo nelle precedenti sfide.

Ci sono poi delle sfide che secondo me celano nomi che si erano già qualificati in Fase 1, come Edre/Plasma, Krishoes/Alpha, Crys/NotturnoManto.

Riassumendo, le sfide sicuramente vere secondo me sono: Krishoes/Alpha, Foski/Iry, Crys/Notturno, Edorf/Indovino, Edre/Plasma e Xello/Vesuvius

Di conseguenza, tra le altre sei ce ne sarebbero due vere e quattro false: Lukeyyy/Pupi, Sparso/Vincy, Bilirubina/Semota, Jojo/Emm, Mrnace/Alby, Alabama/Fob

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Emm
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30 novembre, 2021 - 10:09
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Inganniamo l'attesa andando di congetture... intanto, provo a sfoggiare un inedito ottimismo e non mi metto tra le sfide fake, così me la tiro addosso e tanti saluti lol

Per me le sfide fake erano:

Lukey/Pupi, Sparso/Vincy, Xello/Vesuvius, Crys/Notturno, facendo un mix tra chi doveva essersi qualificato direttamente ai quarti con la fase 1, chi dovrebbe aver vinto gli ottavi e chi no più che altro per fruibilità del pezzo (d'altronde, non è che ci siano molti altri elementi per valutare).

 

Alzando l'asticella della difficoltà di previsione, e ragionando analiticamente senza tener conto del mio gusto e quindi dei miei voti, tra le sfide "vere" mi sento di pronosticare il passaggio di Alpha, Iry e Plasma, su tutte le altre non ho la più pallida idea sadida

Casadelvino
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30 novembre, 2021 - 17:14
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Raga ho sistemato i miei fantastici problemi, e entro sera faccio partire la faseparty

Grazie Emm e Fob per aver provato a rendere attivo il topic, male tutti gli altri, faremo partire punizioni corporali Giada De Blanck, cosa fa oggi la contessina figlia di Patrizia De Blanck

Comunque... nel mentre dell'attesa vi avviso che la quarta fase si svolgerà come le altre, ma come qualcuno ha richiesto, vi posterò anche i "percorsi" (cercherò di fare delle playlist, che magari metterò domani perchè oggi ciaone mai più). Ognuno di voi potrà  decidere poi se prenderli in considerazione o meno per il voto di questa fase. 

Infine vi chiedo una cosa: in finale come sapete sveleremo chi è davvero rimasto in gara e solo loro saranno oggetto di valutazione, ma per chi non passerà:

Volete che posti i vostri flussi di coscienza al completo (quindi compresa la quinta scelta)?

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Casadelvino
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30 novembre, 2021 - 18:12
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SECONDA FASE
Semifinali

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Emm
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30 novembre, 2021 - 18:12
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Ho votato sì solo per farti lavorare di più lol

Casadelvino
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30 novembre, 2021 - 18:16
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Come si vota?

Semplicemente scegliendo tutti i vostri vincitori di sfida di tutte le sfide tranne la vostra.
Scegliete i parametri per votare individualmente e don't worry guyz.
Come promesso, entro domani cercherò di mettere i percorsi di tutti.

Eventuali pareggi in questa fase di sfide saranno sciolti tramite i risultati in fase 2, poi in fase 1: i punteggi maggiori andranno avanti.

Avete tempo fino alle 19 del 5/12

 

Versione scritta sfide:

lo farò lo giuro

@Plasma @Alby @sparso @NotturnoManto @edorf @Alpha @Emm @Krishoes @xello @Edre @Fob92 @Iry8 @Alabama Monroe @bilirubina @Foski @Pupi87 @vincy @lukeyyy @mrnace @JoJo @Vesuvius21 @L'indovino @semota @CrYs    

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Emm
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30 novembre, 2021 - 18:31
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Spensieratezza - Can can (Jacques Offenbach)

 

Per il quarto abbinamento canzone / stato d’animo non ho avuto alcun dubbio, anzi, covavo questa scelta da tempo.

 

Spiegone!

Nel 1913 nasce a Genova la Baistrocchi, una compagnia teatrale goliardica che una volta l’anno mette in scena una spettacolo di varietà articolato in gag, sketch musicali, monologhi e parodie della politica e dei fenomeni di costume: una rappresentazione satirica, insomma, della società contemporanea, dove non mancano gli sfottò al pubblico in sala e le battute più grevi. A far parte della “Bai” sono tutti attori uomini non professionisti, perlopiù studenti universitari, sebbene i più brillanti rimangano parte dello spettacolo per decenni. Ah, piccolo dettaglio: lo spettacolo si svolge per gran parte en travesti, nel clima di più totale goliardia e umorismo!

Il ricavato di ogni spettacolo viene devoluto interamente in beneficenza, tradizionalmente all’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini ma recentemente anche alle vittime degli alluvioni o del crollo del Ponte Morandi.

 

Detta così può sembrare una cosetta da niente, ma a Genova la rappresentazione della Baistrocchi è un vero evento: dalle signore della “Genova bene” che indossano appositamente il visone per essere bersaglio di una freddura, ai bambini e ragazzini che come per una sorta di iniziazione si trovano per la prima volta a sentire battute di una volgarità inenarrabile (che però non scandalizza né fa storcere il naso), il clima in quelle tre ore di spettacolo è un mondo a sé, difficilmente spiegabile.

 

Il momento clou della serata, il gran finale, è lo stesso da oltre cent’anni: un maestoso, funambolico can can di alcuni tra i più giovani attori, un trionfo di gonne ampie, giarrettiere e trucco baraccone ed eccessivo, accompagnato da sfottò dietro le quinte dei loro compagni, da cori e battimani del pubblico!

 

Pur consapevole della particolarità della mia proposta, penso che questo sia il contest giusto per osare. D'altronde, dovendo spiegare in musica cosa sia per me la spensieratezza, non avrei potuto scegliere altro se non il can can di Offenbach, che se tradizionalmente viene associato al Moulin Rouge, per me avrà sempre un'unica dicitura: il can can della Bai!

lukeyyy
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30 novembre, 2021 - 18:37
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Shake it out - SENSO DI COLPA

Quando rimango solo, resto con i miei ricordi peggiori. Proprio quel peso che ti trascina giù e ti fa toccare il fondo. Il momento di buio più profondo, appena prima che sorga il sole, quando vorresti solo correre e respirare.

La prima cosa che dovresti imparare è il perdono. Non tanto verso gli altri, quanto verso te stesso. Sarà più semplice e ti renderà più leggero, anche quando gli sbagli saranno i macigni che ti impediranno di ballare. E nonostante tornare indietro sarà sempre impossibile - lo capirai - è proprio in quel momento che sarai veramente cresciuto.

semota
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30 novembre, 2021 - 18:39
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Secondo i miei calcoli lol le 4 sfide vere solo AE AE AE e BI rofliniziare con vocale porta fortuna lol

sparso
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30 novembre, 2021 - 19:25
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CIAO AMORE CIAO

Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono.
(Luis Sepúlveda)

 

L’abbandono non si riferisce solo a situazioni di amore e di amicizia. Esiste l’abbandono di una cosa, di un luogo. Abbandonare un luogo in cui sono racchiusi ricordi e dove sono nate speranze, conoscenze,sentimenti è forse il dolore più grande che un uomo puo’ provare. Nessun uomo abbandona volontariamente la propria terra, le proprie radici. Se lo fa è per una ricerca di vita possibile e migliore per sé e la propria famiglia.

Ho sempre pensato che  in questo brano non solo ritrovo tutte queste emozioni e sentimenti. Ci trovo anche la “vita” di una delle più grandi interpreti che abbiamo mai avuto: Dalida! Il suo modo di cantare, la sua gestualità, il suo stesso percorso di donna e artista, mi hanno sempre dato questa iimmagine di abbandono.

 

semota
Schio (Vicenza)
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30 novembre, 2021 - 19:36
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PICK A BALE OF COTTON

 

Pick a Bale of Cotton è una worksong cantata dagli antichi schiavi del sud degli Stati Uniti che lavoravano nelle piantagioni. Essi infatti usavano accompagnare il loro lavoro con delle canzoni. Il testo originale sarebbe:

«Jump down, turn around to pick a bale of cotton
Jump down, turn around to pick a bale a day.
cho: Oh Lordy, pick a bale of cotton,
Oh Lordy, pick a bale a day.
That nigger from Shiloh can pick a bale of cotton
That nigger from Shiloh can pick a day.
Me and my gal can pick etc.
Me and my wife etc.
Me and my buddy etc.
Me and my poppa etc.
Takes a might big man to etc.»

che poi è stato modificato così:

«Oh Lord, pick a bale of cotton,
oh Lord, pick a bale a day,
oh Lord, pick a bale of cotton,
oh Lord, pick a bale a day,
jump down shake around pick a bail of cotton,
jump down shake around pick a bail a day,
jump down shake around pick a bail of cotton,
jump down shake around pick a bail a day,
me and meg pick a bale of cotton,
me and meg pick a bale a day,
me and meg pick a bale of cotton,
me and meg pick a bale a day.»

Se ne ha notizia solo dagli anni Trenta, periodo in cui fu arrangiata dal cantante Lead Belly nella versione tuttora conosciuta.

Riguardo al testo possiamo notare che raccogliere una balla di cotone al giorno era praticamente una cosa impossibile, poichè bisognava raccoglierne più di 200 chili, per questo in alcune versioni il termine "a day" è poi stato sostituito con "o' hay" - di fieno. 
Secondo altre fonti invece Lead Belly trasformò, velocizzando anche il tempo musicale, il canto originale di lamento senza speranza "Never will I/pick a bale-a-day," - Non raccoglierò mai una balla al giorno - in un messaggio positivo, "I jump down, turn around, pick a bale of cotton/I jump down, turn around, pick a bale a day." -"Salto giù, mi giro, raccolgo una balla di cotone / salto giù, mi giro, raccolgo una balla al giorno", rendendo l'impossibile, possibile.

Questa canzone ha molte versioni e cover, io ho portato quella con cui l’ho conosciuta facendo ballo country di linea. Il testo è quasi uguale alla versione modificata solo che dice “ Me and my baby gonna pick” invece che “me and meg pick”
In una lezione avevamo un po’ di tempo avanzato e l’insegnante ci fa “vi insegno una cosa veloce che insegno anche ai bambini” e ci insegnó il ballo di questa canzone. Non ci si può non divertire facendolo perché come vedrete dal video sotto la velocità della canzone aumenta progressivamente e tutto si velocizza. Provate anche voi a farlo se vi va.
 
 
Mi sono interrogata molto su quale stato d’animo collegarci e poi ho pensato alla SPENSIERATEZZA perché si è un canto nato sul lavoro ma lo cantavano per esseri liberi da gravi pensieri e preoccupazioni che è proprio il significato del termine scelto. E anch’io ho provato la stessa emozione ballandolo, non pensi più ai problemi che hai in quel momento ma ti fai catturare dal ritmo senza pensare a nient’altro.
semota
Schio (Vicenza)
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30 novembre, 2021 - 19:50
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Ora noto che Giordana is the queen che viene schierata con lo stesso brano per Protesta e Dolore. Mi sembra sia il primo caso ad ora ma potrei sbagliare. Anche questo è emblematico del come anche il nome dell’emozione ancora una volta è soggettivo.

Fob92

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30 novembre, 2021 - 20:35
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Les Jours Tristes excited

Andrea Laszlo De Simone excited

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Napoli

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Fan di Nicolas (Isola16)

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30 novembre, 2021 - 21:24
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GIORDANA ANGI - TI HO CREDUTO

 

"Ti ho creduto" è la canzone con cui Giordana Angi affronta uno dei temi più complessi da trattare, ovvero quello degli abusi sessuali verso i minori.

Ti ho creduto è la triste storia di Sara che da quel letto non riesce proprio ad alzarsi, sua madre è assente e distaccata e non ha il tempo di abbracciarla e di capirla, a scuola la sua fragilità viene presa di mira dai bulli e all’uscita c’è un uomo che sembra essere suo amico e che sembra voglia ascoltarla. Ma proprio quell’uomo è l’ennesima persona che si approfitta di lei, del suo essere sola e senza difese. Sara ha voglia di compiere 18 anni, con la speranza di diventare una persona più forte, ma poi teme di arrivare a 30 anni con i ricordi sbagliati e senza più la capacità di innamorarsi.

Un grido di dolore e di protesta contro l'atrocità degli abusi sessuali.

Iry8
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30 novembre, 2021 - 23:02
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CREEP

Radiohead

Solitudine

Portare una canzone così indiscutibilmente famosa lo vedo come un rischio perché è molto possibile che ognuno di voi ci associ un’emozione diversa dalla mia. Però lo stato d'animo espresso da Creep dal mio punto di vista (senso di isolamento e solitudine), è uno che ho provato fin troppe volte e ci tenevo a inserirlo nel mio flusso di coscienza personale, con la mia personale sfumatura. Era un tassello imprescindibile, insomma.

Dopo la malinconica Sad Lisa, ho deciso infatti di passare al suo punto di vista, a quello che magari lei sentiva e che la faceva separare dal resto del mondo. Solitudine, appunto, intesa come un'isolazione più mentale che fisica, un non sentirsi in grado di vivere, essere e quindi comunicare con gli altri.

When you were here before
Quando eri qui prima
Couldn’t look you in the eye
Non riuscivo a guardarti negli occhi
You’re just like an angel
Sei proprio come un angelo
Your skin makes me cry
La tua pelle mi fa venir da piangere
You float like a feather
Tu volteggi come una piuma
In a beautiful world
In un mondo meraviglioso

Per me la solitudine è un processo che parte dall’esterno per andare all’interno: se il mio starmene “da sola” mi piace e mi basta, è soprattutto quando mi viene fatto ricordare che c’è un mondo al di fuori di me, fatto di relazioni umane, che comincia questo senso di isolamento.
In un certo modo, solitudine è il non sentirsi adeguati rispetto ad altre persone, guardarle dall’esterno e vedere quanto ognuna di loro sembri “volteggiare come piume in un mondo meraviglioso”, leggera e priva di preoccupazioni, e sentirsi i soli a rimanere a terra, esclusi da un qualcosa di speciale.

I wish I was special
Io vorrei essere speciale
You’re so fuckin’ special
Così dannatamente speciale
But I’m a creep
Ma io sono un mostro
I’m a weirdo
sono uno strambo
What the hell am I doing here?
Che diavolo ci faccio qui?
I don’t belong here
Io non appartengo a questo posto

A volte mentre cammino per strada, soprattutto se sono da sola, mi capita di osservare i passanti, e praticamente in ognuno riesco a vedere il loro essere speciali, il motivo per cui sono circondati da altre persone. E poi ci sono io.
E poi anche in una stanza affollata, piena di musica e gente che balla, mi è capitato, con in faccia un sorriso di circostanza, di ripetere dentro di me le parole del ritornello: “I’m a creep, I’m a weirdo, what the hell am I doing here? I don’t belong here”. Sono cantate in maniera un po’ sconsolata, sensazione che d'altra parte è strettamente collegata alla solitudine.

I don’t care if it hurts
Non mi importa se fa male
I want to have control
Voglio avere il controllo
I want a perfect body
Voglio un corpo perfetto
I want a perfect soul
Voglio un’anima perfetta
I want you to notice
Voglio che tu te ne accorga
When I’m not around
Quando non sono vicino
So fuckin’ special
Così dannatamente speciale
I wish I was special
Vorrei essere speciale

Trovo perfetta la ripetizione quasi martellante di quell’”io”, che rimane da solo senza riuscire a diventare un “noi”, che si illude di poter uscire dalla propria condizione di isolamento se solo riuscisse ad avere il corpo perfetto, l’anima perfetta. Anche a costo di farsi male nel processo. Perché alla fine la solitudine ti porta a dubitare di te stesso, a incolparti di non essere abbastanza “speciale”.

E poi quel cambio di tono con She’s running out (Lei sta correndo fuori)
È l’abbandono, la sensazione dilaniante di essere lasciati, ancora una volta, soli. Di vedere (o a volte solo credere di vedere) persone da cui vorresti considerazione che scappano di fronte a te.

Anche l'accompagnamento musicale lo trovo piuttosto adatto a esprimere lo stato d'animo di solitudine, perché è tranquillo e pacato fino a quando esplode con violenza, come quando si viene colpiti d'un tratto dalla realizzazione di sentirsi soli, anche quando meno te lo aspetti, anche in un momento in cui siamo circondati di persone. È un qualcosa che sale fino alla gola.

La solitudine a volte serpeggia con toni sommessi, altre volte grida a pieni polmoni. A volte provoca invidia, spesso tristezza. Ma soprattutto, il più delle volte ti porta a isolarti ancora di più dal resto del mondo, perché ti convince che tu sei un mostro, sei uno strambo.

Edre
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30 novembre, 2021 - 23:43
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Latter Days (feat. Anaïs Mitchell) - song by Big Red Machine, Anaïs Mitchell  | Spotify

Nostalgia

Big Red Machine (feat. Anaïs Mitchell)
Latter Days

 

Il cerchio delle emozioni made in my testa edizione 2021 si chiude un po’ con questo brano, ultimo nella quadrilogia (?) dei brani che quest’anno mi hanno spezzato per tematica. E questo è stato forse il più forte di tutti, per me.

Big Red Machine è il progetto discografico di Justin Vernon (Bon Iver), e del produttore e musicista dei The National Aaron Dessner. In questo brano sono accompagnati dalla cantautrice americana Anaïs Mitchell, che ne ha scritto il testo.

Presentazione doverosa dei Big Red Machine a parte… Il brano. “Latter Days” tratta un tema piuttosto comune in diverse discografie. Si tratta di una riflessione nostalgica sull’infanzia. Nel descrivere il brano, Vernon spiega come l’idea alla base di “Latter Days” fosse uno “sketch dell’infanzia, della perdita di innocenza e la nostalgia di un tempo precedente a quando si diventa adulti – prima di ferire le persone o perderle e fare errori”. Anaïs Mitchell, nella scrittura del testo di “Latter Days”, è partita da questo presupposto declinandolo in maniera piuttosto semplice: le strofe sono delle immagini metaforiche di azioni svolte durante l’infanzia, il ritornello è l’esplicazione della natura nostalgica del brano, unendo immagini affettuose al concetto, quasi biblico riferendosi all’inglese, degli “ultimi giorni”. Questi “ultimi giorni”, nel brano, sono riferiti proprio al passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, un po’ come fossero un’apocalisse dell’innocenza.

"How long?" Is what you asked
"How long do you think it's gonna last?"
You at the corner store
You were stocking up before the storm
Stacked yourself against the odds
Talkin' back to an act of God
You and your clever mouth
You were laughing when the lights went out

I recall it all forever
How it found us where we lay
With our arms around each other
In the latter days, in the latter days

"How high?" Is what you said
"How high do you think it's gonna get?"
You at the water's edge
On the jetty when you were a kid
Passed around a plastic cup
Passed out spinnin' in the house where you grew up
You in your childhood bed
And the wildest dream you ever had

You recall it all forever
How it found you where you lay
And you called out for your brother
In the latter days
I recall it all forever
How it found us where we lay
With our arms around each other
In the latter days

How high do you?
How high do you?

I recall it all forever
How we sheltered in our place
And we called each other lovers
In the latter days
I recall it all forever
How there was no hiding place
So we called each other brothers
In the latter days, in the latter days

ab_channel=BigRedMachine

La parte successiva della descrizione parla del perché sia importante per me, se volete semplicemente capire di cosa parli e perché sia adatto allo stato d'animo, basta la spiegazione precedente; è un brano che parla di nostalgia, in fin dei conti.

“Latter Days”, dicevo, è una raccolta di immagini che evoca nostalgia per l’infanzia. Proprio questo mi ha legato profondamente a questo brano, è arrivato al momento giusto.

Ho 24 anni, non c’è molto di cui essere nostalgici, e negli ultimi anni ho sempre cercato di vivere quanto più possibile ancorato al presente. Quest’anno, però, non è andata così. Ho iniziato a provare molta nostalgia per il passato. Questo è stato il mio ultimo anno di università, ho concluso da poco gli esami e, eccetto problemi, dovrei laurearmi presto. Durante la preparazione degli ultimi esami, in estate, ho avuto una sorta di blocco che mi ha colto alla sprovvista. Mi sono reso conto stessi per chiudere il capitolo più lungo della mia vita: l’istruzione. Sin da quando ero piccolo, per il modo in cui sono stato educato dalla mia famiglia, l’istruzione è sempre stata TUTTO. E questa cosa mi ha sia aiutato, sia intralciato tante volte: mi ha aiutato quando ho compreso che quella fosse la chiave per non dipendere dalla mia famiglia, ma mi ha intralciato da un punto di vista emotivo, perché ho veramente perso tante opportunità per dare priorità allo studio.

Quest’estate ho realizzato che presto sarebbe finito tutto. Mi sono sentito un po’ come un guidatore che rivede la luce del sole dopo un valico alpino. Solo che il valico alpino è durato diciannove anni e non ho mai saputo cosa ci fosse fuori. C’è stato qualcosa che mi ha fatto aggrappare a tutte le esperienze che ho vissuto durante tutti questi anni in cui la prima cosa in cui mi identificavo era essere "uno studente". Come uno strano supercut di momenti che – improvvisamente – mi sono reso conto non potranno più tornare, anche se era ovvio fosse così. L’ambiente studentesco, a qualsiasi grado d’istruzione, è veramente comodo. Le amicizie, le esperienze, le conoscenze che si intervallano allo studio formano quello che siamo. Lo studio stesso è una sorta di conforto, alla fine, perché ti dà un chiaro scopo: devi arrivare alla fine, devi diplomarti, devi laurearti. E quando ci arrivi… Che succede? Mi sono ritrovato impreparato di fronte alla possibilità che un giorno questo capitolo, il mio essere studente, sarebbe finito.

Questa realizzazione, per quanto stupida, mi ha fatto crollare un po’. Come dicevo prima, mi ha portato a riguardare nostalgicamente a tutte le esperienze e le persone che ho lasciato indietro, ma anche genericamente a chi sono stato in tutti questi anni, quanto sono cambiato, quanto alcune cose mi manchino sia degli altri che di me stesso. Quando penso a “Latter Days” penso a un momento specifico, ossia quest’estate in montagna, durante un temporale. Ho prove sia successo su Instagram, quindi non sto raccontando storie campate in aria where everyone claps afterwards lol.

Stavo ascoltando questo brano, conscio fosse nostalgico (perché mi sentivo nostalgico, sì, sono uno di quelli che ama crogiolarsi nelle proprie emozioni tramite brani musicali) e ho iniziato a guardare le cose che mi circondavano in modo diverso.

Posato sulla scansia intermedia del mobiletto della televisione c’era ancora un contenitore di latta della Kinder dove, da piccolo, tenevo i pezzi degli scacchi con cui giocavo con gli amici che venivano lì in estate. Nella cassa accanto al divano, sotto una lampada che obbligai mia madre a comprare poiché arancione, c’era ancora l’edizione speciale di Topolino per le Olimpiadi 2008. Fuori dalla finestra che dà sul giardinetto laterale della casa c’era ancora il cartello “Estate 2011”, che avevo dipinto insieme a mio padre e avevo immortalato tantissime volte quell’estate. Sulla parete accanto al divano c’era una foto orrenda di me con gli sci a otto o nove anni: ero a Sesto di Val Pusteria, e potevo mica sapere che 1) Terence Hill avrebbe presto girato una serie TV a San Candido rendendo l’intera area turistica e costosa da fare schifo e 2) causa studio avrei smesso di sciare, unico sport che abbia mai amato, nel 2013. Posata sul bracciolo squadrato del divano c’era la Nintendo Switch con Animal Crossing New Horizons, quattordici anni fa ci sarebbe stato il Nintendo DS con Animal Crossing Wild World, dove avevo rinominato il mio villaggio “In Città” perché nell’introduzione ti chiedevano un generico “Dove vuoi andare?”, e come potevo intuire io a dieci anni che quella cosa significasse “Che nome vuoi dare al tuo villaggio?”. E poche ore prima alcune amiche di allora, che non vedo da quasi dieci anni, avevano iniziato a parlare di una rimpatriata. A cui non ho potuto prendere parte, perché presto sarei tornato all’università per preparare il penultimo esame.

E chissà quante altre cose ho perso perché dovevo preparare l’esame di turno, il compito in classe di turno, la recita di turno. Ora è tutto finito, c’è solo un titolo da prendere, poi tocca a me. E ho paura, certo. Mi sento un po’ perso, certo. Lo affronterò e lo supererò, certo. Però, quest’anno, mi sono permesso di provare nostalgia e tristezza verso il passato, anche se a volte sento non ne abbia il diritto in quanto troppo giovane. Perché la mia infanzia, in fin dei conti, è stata bella. Avrei voluto viverla con più leggerezza.

Che c’entra “Latter Days” con tutto questo, si chiederanno alcuni. Eh, c’entra per me. In quelle immagini scritte da Anaïs durante le strofe ci sono anche questi miei ricordi. Non perché abbia mai vissuto una tempesta come nella prima strofa, non perché abbia mai avuto la forza di lanciarmi da un molo o da uno scoglio come nella prima parte della seconda (soffro di vertigini), ma per il fatto che quelle emozioni descritte dal testo… Le ho provate. E mi mancano. Mi manca sognare come facevo da piccolo, e dove, tra tutto, sognavo spesso anche il momento in cui sarei stato grande, mi sarei messo a lavorare, avrei viaggiato per il mondo, mi sarei trasferito in qualche altra nazione, sarei diventato un cantante famoso dopo essere arrivato secondo a X Factor (perché anche nei sogni avevo paura di essere presuntuoso, talk about un bambino problematico).

Ma niente da fare, alla fine sono diventato solo un tipo standard che studia le nanotecnologie e ha manie del controllo che lo portano ad avere crisi se non può accuratamente pianificare ogni cosa. Figuriamoci pianificare un’intera vita, una volta conseguito quello che da sempre gli era stato inculcato come unico obiettivo possibile. La laurea. Eppure so che, un giorno, in the latter days, vedrò anche questa fase della mia vita con nostalgia. E l’unica cosa da fare è lasciare che tutto vada avanti.

edorf
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ANE BRUN

DON'T RUN AND HIDE

Make You Feel My Love — Ane Brun | Last.fmImage Enlarger

CONSAPEVOLEZZA

 

Ane Brun è una cantautrice norvegese, dotata di una delle voce e delle timbriche più personali e riconoscibili. L'anno scorso, dopo una lunga pausa, durata ben 5 anni, ha pubblicato due album di una bellezza STRAORDINARIA, “ After The Great Storm” e “How Beauty Holds the Hand Of Sorrow”, straripanti di URGENZA COMUNICATIVA perchè in questi 5 anni, oltre ad avere un blocco creativo, ha vissuto un grave lutto famigliare, la morte del padre. Quindi la perdita della figura paterna risulta centrale.

“Don't Run And Hide” è presente in entrambi gli album ma la preferisco nella versione originale rispetto alla piano versione contenuta nel secondo CD perchè la la produzione richiama certe melodie R'n'B' anni'90 e con l'arrangiamento stupendo degli archi rende il brano molto più sfizioso

“Don't Run and Hide” è un brano che volevo portare da un pò su RH. @Krishoes sa bene che questo brano era la mia prima scelta per la Norvegia all'ultimo EV, ma poche ora dalla scadenza conobbi i Kalandra e fu colpo di fulmine e alla fine virai sulla loro "The Waiting Game". A quel punto, pensai immediatamente che "Don't Run and Hide" sarebbe stato perfetto da portare a SDA.

E'  il mio brano del 2020, pubblicato a marzo, ma ne sono entrato in loop a novembre 2020. E' stato forse il brano che mi ha dato la CONSAPEVOLEZZA per poi iniziare ad affrontare il percorso terapeutico che ho intrapreso ad inizio anno. Riascoltandola adesso noto che nel testo vi sono tutta una serie di insegnamenti che sono alla base della MINDFULLNESS.

Da un punto di vista fisico, la  mindfullness si basa sulla CONSAPEVOLEZZA del proprio respiro e si fanno tutta una serie di esercizi per allenarla. I benefici che porta prestare attenzione al proprio respiro e quello di essere più consapevoli di sé stessi, della propria percezione corporea, dei propri pregi, dei propri limiti, e se c'è qualcosa che ti turba, basta fare un po' di questi esercizi, ritornare al proprio respiro, alla propria essenza più pura, per vedere le cose in un'altra luce, in un' altra prospettiva, con un distacco maggiore che magari presi dal momento le vedi insormontabili e/o magari ti farebbero perdere la brocca facilmente in un attimo di ira.

Penso che questa mia CONSAPEVOLEZZA, questo mio EQUILIBRIO, sia il risultato più grande che ho avuto nel 2021, perchè era da una vita che mi autodistruggevo tra autostigmatizzazione per la malattia di mia madre ed impulsi legati a tagliarmi/rasarmi i capelli. L'ultima volta che mi è capitato di rasarmi da solo i capelli è stato il 31 dicembre dell'anno scorso. Questi impulsi li avevo da quando avevo 17 anni quindi da quindici anni. Di sicuro i capelli sono dal lato fisico la prova più evidente di questa mia nuova consapevolezza.

Viviamo in una società frenetica, dove dobbiamo indossare una maschera che ci fa apparire sempre felici, sereni, il dolore e la sofferenza non sono concesse, ma l'unico modo che una persona ha per andare avanti, e attraversare, vivere quel dolore non si può far finta che non ci sia, perchè seppur latente, c'è e se non lo si somatizza dandogli le giuste attenzioni, le giuste cure, potresti esplodere/implodere su te stesso.

I hear you roaming in the night
You can't let go
You are caught behind a wall of noise
You used to smile
But now it's hurting
Feels like icicles on your chin

Spesso per timore, preferiamo scappare dal dolore ma tale paura condizionerà sempre tutte le future scelte e ci condurrà ad un'esistenza infelice

Fear is a choice
A lonely exile
It's a cloud
Dimming the landing lights

Tra i vari insegnamenti della mindfullness c'è anche il vivere nel PRESENTE, ed essere consapevoli signica essere presenti. E' naturale fare progetti, avere sogni ma dobbiamo vivere nel presente perchè noi non abbiamo possibilità oltre a cambiare il passato, non abbiamo possibilità a cambiare il futuro che per il momento risulta solo ipotetico, quindi bisogna vivere il presente, ponendosi magari degli obiettivi realistici a breve/medio termine( tipo da qua a 6 mesi/1 anno) perchè se iniziamo a fare quei progetti più articolati e complessi, domandandoci "Come ti vedi tra 10/20/30 anni?"  si viene sopraffatti: When you find yourself between reality and dreams

 Qualche incontro fa, la psicoterapeuta, in uno dei suoi incontri di mindfullness, disse letteralmente “Quando inspirate, inspirate ACCETTAZIONE”  quindi la soluzione migliore quando c'è qualcosa che ci turba è accettare la sua presenza e respirare: Accept and breathe

Nel ritornello

Don't run and hide
Take a peek outside
I'm here for you

Don't run and hide
Take a look outside
I'm here for you

e successivamente It's Time Now!

Fa comprendere che non c'è più tempo per evitare la “battaglia”. Bisogna passare attraverso il dolore, la sofferenza, "Let it go, let it go and I'll catch you" per poi poter tornare a vivere.

 “Don't Run and Hide” è la giusta conclusione di questo mio percorso, arrivato a questo punto, dalla necessità di fare un viaggio introspettivo di Emma Ruth Rundle, passando per la dirompente voglia di vivere dei The Gathering che ti fa immaginare un futuro luminoso, ma per poter vivere bisogna attraversare il dolore, ed io lo faccio in modo viscerale, sanguigno, di pancia come Diamanda, fino ad arrivare a una nuova fase della mia vita più consapevole e matura: la malattia di mia madre non scomparirà quindi bisogna accettarla e respirare, ma non per rassegnazione, ma in modo sereno e realistico perchè se no verrei fagocitato dalla paura, dal timore e rimarrei immobile a crogiolarmi nella sofferenza, nel dolore e “Don't Run and Hide” è lo sprono per uscire dal guscio, un passo alla volta, un respiro alla volta, vivendo nel presente, nel qui ed ora, con tutte le proprie fragilità e vulnerabilità, ecco perchè trovo che la consapevolezza sia la parola chiave di questo brano e di tutto il mio percorso qui a SDA: mi sono messo a nudo, con tutti i miei pregi e i miei difetti, con tutte le mie contraddizioni, e sono un Edo diverso e differente rispetto a quello di un anno fa, nuovo, no perchè non sono mica un elettrodomestico che si cambia quando è rottolol sono solo più consapevole.

Alby
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1 dicembre, 2021 - 10:40
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Quando Ale ha comunicato le quattro categorie obbligatorie, ho immediatamente adocchiato Introspezione. Ho subito sentito di avere la canzone che mi rispecchia perfettamente rispetto a questo stato d'animo. Una canzone che mi sento particolarmente addosso, che ascolto spesso e con grande coinvolgimento. Ci tenevo veramente tanto a giocarla e, non essendomi capitata la categoria, l'ho schierata senza esitazioni a questo punto della gara. 

These Days racchiude un po' tutto ciò che ho cercato di raccontare con le altre canzoni. C'è tutto quello che provo in questi giorni e tutto ciò che provo in giorni come questi. C'è la paura di soffrire e di non riuscire a dedicarmi completamente ad un nuovo amore. C'è quella voglia di sottrarmi e di sparire che mi prende quando mi sento sopraffatto dalla vita. C'è quel senso di sconfitta che mi porto dietro e che mi spinge a chiedermi come farò ad abbandonare il punto di non ritorno in cui mi trovo. C'è questo e molto altro. 

L'introspezione è un'esigenza che sento moltissimo. La necessità di fermarmi, di guardarmi dentro e di farlo in modo sincero, se serve anche brutale. Io sono la prima persona a cui devo l'onestà di dire le cose come stanno, di chiamare le cose con il loro nome, anche a costo di farmi male. Non posso raccontarmi frottole, non è così che se ne esce, senza affrontare i propri demoni, senza conoscersi più a fondo e senza osservarsi attraverso le proprie esperienze.

L'Introspezione è come scrivere un diario, e questa canzone è un po' così, un bilancio, una pagina di diario intima, di quelle su cui scrivi i pensieri esattamente come ti passano nella mente. Un flusso di coscienza, appunto. In queste manche ho cercato di fare proprio questo, di mettere tutto nero su bianco senza filtri, che è una cosa che mi ha sempre un po' salvato. I miei pensieri mi hanno sempre sommerso, e scriverli, o semplicemente dar loro una forma, è di grande aiuto per conoscerli, per affrontarli e per domarli. Una mia prof di italiano una volta mi disse che non avrei mai dovuto avere paura di quello che scrivo e io da allora non l'ho più fatto. Non ho mai mentito al mio diario. Nessuno può farlo quando resta da solo con una penna, una pagina bianca e i suoi pensieri. 

These Days è uno dei pezzi più iconici della musica mondiale. Centinaia di artisti ne hanno fatto una cover e decine di registi di spessore l'hanno inserito in un proprio film o in una propria serie. Ciò che spesso sfugge, però, è che a scriverla è stato un ragazzo di appena sedici anni. 

Jackson Browne aveva infatti soltanto sedici anni quando nel 1964, ben 57 anni fa, scriveva questi versi, così profondi che sembrano stati scritti da qualcuno che ha già vissuto tutta la sua vita e che la osserva in retrospettiva. Una sorta di testamento spirituale a cui affidare i propri dolori, le proprie ferite, i propri rimpianti, anche la propria rassegnazione. Mi mette un po' i brividi pensare che queste parole così lucide, così forti, così adulte e per certi versi anche così disperate, siano in realtà i pensieri di un ragazzino con tutta la vita davanti. 

La prima ad inciderle, nel 1967, è stata invece la modella e cantante tedesca Nico, all'epoca nemmeno trentenne.
Musa di Andy Warhol, protagonista dell'iconico album "The Velvet Underground & Nico", conosciuta anche come Sacerdotessa delle Tenebre, Nico canta questo pezzo mettendoci tutta la sua interiorità, il suo dolore, il suo mood decadente, il peso della sua vita non facile. Lo fa, però, con dolcezza e compostezza. Ascoltare la sua voce e ascoltare quelle parole toglie il fiato. Un pugno nello stomaco. 

Non so perché queste parole siano così estreme e categoriche. Forse anche Jackson aveva bisogno di dirsele per ricominciare, di scriverle per poterle distruggere e per potersene liberare. Forse anche Nico aveva bisogno di cantarle per poter riempire quelle righe bianche e passare finalmente alla pagina successiva. 

Non sarei mai capace, ovviamente, di scrivere parole così belle ed immortali, in grado di appartenere a qualsiasi tempo. Eppure, in qualche modo, sono parole anche mie, sensazioni e pensieri che ho sentito anche io. Le ho segnate anche io sul mio diario. Le ritrovo sfogliando pagine che ho scritto anch'io, in giorni come questi. 

Sono stata a fare una passeggiata. 
Non chiacchiero molto in questi giorni. In questi giorni. 
In questi giorni mi sembra di pensare molto alle cose che ho dimenticato di fare. E a tutte le volte in cui avrei potuto farle. 

Ho smesso di girovagare. Non scommetto molto in questi giorni. In questi giorni. In questi giorni mi sembra di pensare a come tutti i cambiamenti mi siano capitati. E mi chiedo se vedrò mai un'altra autostrada. 

Avevo un amante. Non penso che rischierò di averne un altro in questi giorni. In questi giorni. E se sembra che io abbia paura di vivere la vita che ho creato nelle canzoni è soltanto perché sono stata sconfitta così a lungo. 

Ho smesso di sognare. Non farò più molti progetti in questi giorni. In questi giorni. In questi giorni me ne sto seduta su pietre angolari, a battere il tempo in quarti di tono fino a dieci. 

Vi prego, non affrontatemi con i miei fallimenti
Non li ho dimenticati 

Jackson, Nico, Alby 

bilirubina
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1 dicembre, 2021 - 11:31
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Benjamin Francis Leftwich - Gratitude (Speranza)

Ammetto innanzitutto che questo è uno dei brani che più mi fa piacere aver avuto l'occasione di giocare. È un brano al quale ormai mi sento legata perché, nel suo essere introspettivo, trovo sia in realtà estremamente luminoso. È un brano che non racconta solo di una caduta, ma anche di come ci si possa rialzare. È un brano che parla di rinascita, della possibilità di rimediare, di voltare pagina e di ricominciare, di come ci sia una via d'uscita di fronte ad una sofferenza o ad una scelta sbagliata. È un brano di speranza, appunto.

Negli anni mi sono resa conto di quanto a volte sia più facile crogiolarsi nella sofferenza. Di fronte ad una sofferenza, seppur razionalmente vi sia la consapevolezza dell'importanza di voltare pagina, a volte è più semplice rimanere immobili. A volte è semplicemente una mancanza di una forza interiore che ci spinga a cambiare pagina; d'altronde il cambiamento implica fatica, energia, sacrificio emotivo. E implica anche la possibilità di fallimento. Questo è un periodo in cui ho bisogno di provare un senso di ottimismo, di vedere una luce in fondo ad un tunnel, motivo per cui sono contenta di aver potuto giocare con un brano che mi trasmette questo senso di speranza.

Già nell'incipit del brano, secondo me, c'è racchiuso tutto il senso della speranza: "Finally can see it / I've landed on the ground ". È, appunto, la storia di chi cade e riesce a rialzarsi, riesce a vedere finalmente un futuro. Anche il pezzo finale trovo sia molto significativo: " Now I know what I'm praying for / Not to waste anytime like I wasted before / Now I know what I'm staying for ". Nel testo scorgo quasi una gratitudine verso la propria sofferenza passata, con la consapevolezza che ha aiutato l'autore a crescere.

La voce di Benjamin Francis Leftwich è estremamente delicata, ma trovo lo sia in una forma dolce e rassicurante, non cupa. La produzione minimalista incoraggia ad un'introspezione più profonda, a scavare dentro a sé stessi.

In realtà mi piace, in questo caso, soffermarmi anche sul video che, nella sua semplicità e nella freddezza dei suoi colori, trovo sia in realtà estremamente significativo. Il video è una metafora del concetto di rinascita, di come ci si sia spogliati della propria rabbia e del proprio dolore per poter voltare pagina, rinascendo dalle proprie ceneri. 

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