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MFS 2 - Finale a pag.32 - voto aperto fino alle 19:00 di giovedì 20/02
NotturnoManto

Fan di Francesca (MasterChef9)
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14 febbraio, 2020 - 3:37
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Sinceramente non me lo aspettavo. Nonostante il percorso dei Coldplay modulato da DGS sin dall'inizio sembrasse non fare troppa presa presso il pubblico, mi provoca smarrimento non vedere arrivare nemmeno in semifinale quello che è stato, a mio parere, senza dubbio il front-runner del primo terzo di gara, nel quale tra l'altro mi ha fatto piacere rivedere un po' del me concorrente della prima edizione. Nonostante il calo da te stesso riconosciuto, penso che il settimo posto sia un po' ingeneroso per quelli che sono stati il tuo impegno, la tua capacità di dare veramente valore ai brani e di saperteli ricamare addosso, ma esci comunque davvero bene dal gioco con un profilo sicuramente CPP wink.

Complimenti anche a Vesuvius per il passaggio del suo Stromae clap2

chanel

Utente 2xP
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14 febbraio, 2020 - 11:04
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Anche io sono molto sorpreso dal risultato, ero sicuro che i Coldplay arrivassero in finale. Faccio i complimenti a DGS per aver scelto sempre delle belle canzoni e soprattutto per aver mostrato una vulnerabilità sorprendente. 

Complimenti a Vesu comunque che è ingiustamente sottovalutato. Sta scegliendo una canzone più bella dell'altra, non conoscevo Stromae ma me lo sta facendo apprezzare tantissimo.

alessandrino

Fan di Marisa (MasterChef9)
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14 febbraio, 2020 - 19:14
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Buonaseraaaaaaaaa

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Carichi per questa semifinale? 

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A tra poco con le doppie scelte dei nostri concorrenti

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alessandrino

Fan di Marisa (MasterChef9)
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14 febbraio, 2020 - 19:49
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MY FAVORITE SINGER - SEMIFINALE

EVOLUZIONI

 

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LADY GAGA E @Krishoes - WISH YOU WERE HERE/ALWAYS REMEMBER US THIS WAY

La scelta più ovvia per questo tema sarebbe stato accoppiare un brano di "The fame" e uno della produzione più recente di Gaga. Non nascondo che questo sia stato il mio primo pensiero, ma arrivato a un passo dalla finale, credo valga la pena osare.

Ho perciò deciso di presentarvi un pezzo antecedente al debutto ufficiale della cantante. "Wish you were here" è una ballata inclusa in "Red and blue", EP pubblicato nel 2006 da Gaga con il suo vero nome, Stefani Germanotta, in poche copie, vendute più che altro nei suoi primi concerti nell'area di New York.

Ho voluto affiancarlo al più recente dei suoi singoli, "Always remember us this way", tratto dalla colonna sonora di "A star is born", perché a mio parere va a sconfessare una delle convinzioni che spesso ritorna fra i fan di Gaga.

Fin dalla pubblicazione di "Joanne", molti seguaci di Gaga sono rimasti piuttosto sorpresi, alcuni delusi, dal cambio così evidente di genere musicale, rispetto alle ere precedenti. "I miss the old Gaga" è una delle frasi che più spesso si leggono sotto i commenti dei suoi video, e una delle "diatribe" che impazza di più nei forum a lei dedicati.

Io personalmente non concordo. Con questa affermazione non voglio certo rinnegare la bellezza e l'importanza delle ere "The fame", "Born this way" o "Artpop", dischi in grado di influenzare il panorama pop e alzare anche le aspettative generali da un punto di vista sia musicale che estetico.

Non credo che Gaga lì fosse un'altra, o fingesse un personaggio per conquistare una certa fetta di pubblico. Gaga ha dimostrato di essere in grado di approcciarsi ai genere più disparati, dall'elettronica al rock, dal jazz all'r&b, dalla disco alle ballate, rimanendo sempre credibile e fedele a se stessa, anche con addosso i capi più strampalati del mondo. È proprio questa capacità di spaziare, e il coraggio di provocare, a farmela amare.

Allo stesso tempo però, non nascondo che il mio rapporto con lei è profondamente cambiato, e in questo senso migliorato, nel momento in cui ha tirato fuori perle più introspettive come "Joanne" o "Million reasons". Il tutto culminato poi con l'arrivo di capolavori come "Shallow", "I'll never love again" e, per l'appunto, "Always remember us this way".

Ascoltando questi pezzi più acustici, più classici se vogliamo, ho scoperto quella che io reputo l'essenza profonda di Gaga. Quando la sento cantare questi brani più minimalisti rispetto al passato, senza orpelli, riesco a connettermi con lei su un piano più umano, spirituale.

In realtà la domanda che mi pongo è: qual è la vera Gaga e quale la "old Gaga"? Difficile rispondere nettamente, perché lei è tutto quello che ci ha mostrato, una cosa non esclude l'altra.

Quello che è certo è che ascoltando un brano come "Wish you were here", è possibile ritrovare, sebbene in maniera più acerba per ovvi motivi, la Ally di "A star is born" o la Joanne col cappello da cowboy rosa. Ma questa sfaccettatura è poi così diversa da quelle di "Brown eyes", "Speechless" o "Dope"? Sono convinto che una "old Gaga" non esista.

Stefani Germanotta è sempre stata questo. Fin dagli esordi ha proposto al pubblico versioni al piano dei suoi successi, proprio per donare al pubblico una parte di sé che nelle incisioni in studio veniva fuori solo in parte.

E qui arriviamo al tema di questa semifinale. L'evoluzione di Lady Gaga per me sta nel coraggio di abbracciare la sua vulnerabilità e proporla in musica e parole, senza il bisogno di nascondersi dietro costumi fantasmagorici e trovate pubblicitarie stravaganti.

Lo faceva già in maniera pura e ingenua la Gaga 20enne di "Wish you were here", spaesata e vittima delle proprie paure ("Where is home? I wish you were here"), sola in una stanza piena di gente ("This room is crowded but I'm so alone"), che piange provando a farsi forza ("I will be strong, I won't give in, I was so much more then all of my fears, then all of these tears").

La Gaga di oggi, 33enne, è cresciuta e affronta i propri periodi bui e i colpi della vita con una maturità diversa, sia umana che artistica.

In tredici anni molte cose sono cambiate nella vita di Gaga, tanti dischi, molteplici tour, una caterva di collaborazioni e premi... e tanti gli amori provati, quelli finiti, le lacrime versate, poi tramutate in musica.

Nei suoi racconti rivivo anche io le mie vicissitudini. È come se fossimo cresciuti insieme, solo tre anni ci separano. Mi rispecchio in quello che cantava e canta ancora oggi. La colonna sonora della mia vita è piena di brani da lei scritti.

Anche io ero pieno di paure, con una fragilità interiore che ho spesso cercato di nascondere con un carattere estroverso, con l'ironia, il sarcasmo e l'autoironia, che oggi come ieri, a volte portano a farmi fraintendere e a creare una barriera.

Perciò quando in "Always remember us this way" canta "The part of me, that's you, will never die" ho sempre la pelle d'oca e un brivido lungo la schiena, perché immagino di rivolgermi io stesso a Gaga, per dirle che lei, e la sua musica, sono una parte di me, che non morirà mai.

Quando metto le cuffie e parte una canzone di Stefani, tutto attorno scompare e dentro di me le emozioni più disparate si fanno spazio, si confondono tra loro, combattono e fanno pace.

When you look at me
and the whole world fades
I'll always remember us this way

 

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FABRIZIO DE ANDRE' E @Emm - LA CANZONE DI BARBARA/PRINCESA

Oggi, per il tema Evoluzioni vi propongo un percorso tematico che si prefigge di guardare come la Donna sia stata raccontata da Faber nelle sue canzoni, prendendo un brano del primo disco e un brano dell'ultimo per vedere, a parità di tematica, cosa sia cambiato nell'approccio e nella composizione in generale nel corso di un trentennio.

In tutta la sua carriera artistica De Andrè ha raccontato figure di donne estremamente differenti tra loro, dalla Madre di Dio all'ultima delle prostitute, sempre con un taglio unico e caratteristico, ma ovviamente un percorso ed una vita così ricca ed intensa come la sua, hanno portato ad una metamorfosi, che, se certo non ha tradito la peculiarità di fondo della sua arte, riserva comunque sorprese e offre spunti di discussione.

Il primo brano che vi propongo è La canzone di Barbara, che fa parte del primo album pubblicato da Faber nel 1966 contenente i vari singoli precedentemente usciti. Un album di importanza capitale per la discografia italiana, basti pensare che contiene capisaldi come Via del Campo e Bocca di Rosa, oltre a Preghiera in gennaio di cui vi ho già parlato e perle meno note come La stagione del tuo amore e appunto Barbara stessa.

Senza mai dimenticare che siamo a metà degli anni '60, Faber ci parla di una ragazza moderna, e prima ancora di dirne il nome la appella come bocca infedele, ma invitante e disponibile. Barbara è una che se ne frega, lei vuole divertirsi! È presto per sposarsi, perché sa cosa vuol dire essere sposa negli anni '60 (un po' quel che si diceva nella presentazione scorsa), quindi gioca all'amore con gli uomini, contando sul suo fascino. L'ultima strofa è un delicato omaggio alla giovinezza, di Barbara e di tutte le ragazze come lei: per ogni petalo che sfiorira', ne nascerà un altro: il tempo è dalla sua parte, può godersela, flirtare!

Ricordo perfettamente la prima volta che ho sentito Barbara. Generalmente Faber lo ascoltiamo in casa col mio compagno, che è abbastanza talebano in quanto a gusti musicali, però aveva dimenticato nell'autoradio questo cd e mi son trovato giocoforza ad ascoltarlo mentre guidavo verso Viareggio.
Io non ho mai giocato all'amore, ricordo di aver pensato. Prima ero troppo insicuro, fragile. Anche imbranato. Poi mi sono innamorato, e mi è andata bene al primo colpo. Non cambierei nulla, davvero, mai nella vita. Ma se Barbara è giovinezza, anche questo è giovinezza, e talvolta, come quel giorno, mi chiedo se forse non mi sono perso qualcosa, forse di effimero, ma comunque qualcosa. E quindi il retrogusto amaro che lascia la melodia, per me avrà sempre questo significato.

Pur essendo un brano tra i meno famosi di quel glorioso album, nella sua concisione racchiude un po' tutti gli stilemi deandreiani che siamo abituati a conoscere.
Ben lontano dal censurarla, Faber è moderno quanto Barbara nell'assecondarne l'atteggiamento, che più che libertino mi sento di definire Libero.
Se del testo, esaustivo e asciutto, si é detto, va prestata attenzione alla melodia del pezzo. Qualche sfumatura lievemente malinconica, per il gioco dei contrasti da sempre caro a Faber, ma una linearità quasi austera, con l'obiettivo di mettersi in secondo piano rispetto alle parole, per non distrarre dal messaggio.

Fabrizio è un cantautore idealista, che non canta né scrive per mestiere (non ne avrebbe bisogno, viene da una famiglia molto benestante) ma per esigenza di comunicare il suo pensiero, e attraverso i suoi testi può trasmettere il suo sentire, precorrendo i tempi.
Questa avanguardia creativa non lo abbandonerà mai, né nel raccontare la vita in generale né le donne nello specifico.

Tutte, le donne.

 

Con un salto temporale di circa tre decenni vi porto all'ultimo album di inediti di De Andrè, Anime salve, un must have della discografia per parlarvi di Princesa.
Innanzitutto due parole sull'album: Anime salve è un inno alla diversità come sinonimo di ricchezza e unicità. I personaggi cari a Faber sono sempre gli stessi dei primi tempi: gli ultimi, gli emarginati, ma in questo lavoro si evidenzia come la loro condizione di diversità li porta ad essere unici, e quindi liberi da vincoli e convinzioni.
In questo senso, Princesa è un pezzo emblematico.
Ispirato ad una storia vera, racconta la storia di Fernanda, nata Fernando, transessuale che lotta per l'affermazione della propria personalità.
È un brano superlativo, magnetico, sconvolgente. Un cortometraggio.

Fernando è un ragazzino che sta male nel suo corpo, si sente donna, si immagina donna, convivere con un corpo che non sente suo è terribile e la vita in famiglia è altrettanto faticosa perché gli ricorda quel che è, e quel che non potrà essere. Una serie di gabbie concentriche da cui ci vuole un coraggio immenso per provare a scappare.
Fernando lo fa. Parte con un bagaglio pieno solo di sogni, speranza e un po' di follia, ed intraprende il percorso che lo porterà ad essere davvero chi vuole.
Soffre per le cure e per l'intervento, arriva metaforicamente a partorirsi e dà alla luce Fernanda.
Princesa è il suo nome d'arte, perché anche la cronaca insegna che una transessuale sola, senza soldi, in una città che non è la sua, cosa può fare se non prostituirsi?
Ma il destino per Fernanda ha in serbo ancora una sorpresa, certo non il jackpot ma pur sempre qualcosa.
Un avvocato si incapriccia di lei, la affranca, la toglie dalla strada e la sistema nella sua garconniere al riparo da occhi indiscreti, trasformandola nella sua amante. Non è propriamente un lieto fine, anzi nasconde più di un'amarezza, ma chi ci dice che la scalata al trionfo per Fernanda si fermi qui? La canzone finisce, ma la vita prosegue, e il coro finale sembra suggerire questo pronostico. Una sequenza di parole in portoghese, lingua natia di Fernanda, che ripercorrono la sua vita fino a quel momento, e dopo tanti sostantivi un verbo, granitico, perentorio: viver. Vivere. Questo è il futuro di Fernanda: vivere, vivere come Fernanda, vivere come ha sempre voluto essere.

Anche questo brano tocca alcune mie corde, ma penso sia normale quando si parla di Favourite Singer! E pure in questo caso è una scoperta relativamente recente; spesso sentendolo mi chiedo se l'esempio del coraggio di Fernando non mi sarebbe stato utile tante volte durante l'adolescenza, quando la presa in giro mi portava a somatizzare tutto, e invece che fregarmene cercavo di rendermi piccolo piccolo per non farmi notare. Come quando un ragazzino alle medie, di ritorno da scuola, mi sputo' su una scarpa gridandomi frocio e poi corse via, e invece che fregarmene feci per mesi una strada diversa, molto più lunga, per tornare a casa.
Nella canzone sarebbe stato mandato a fanculo, urlandolo forte magari. E sarebbe stato giusto così.

Non nego che il brano mi emoziona molto quindi non solo nel raccontarlo: é magico.
Le sue peculiarità testuali e musicali sono però il punto nevralgico che mi interessa affrontare, poiché segnano quel punto di arrivo dell'evoluzione della carriera di Fabrizio De Andrè.
Nel raffronto con Barbara, è evidente come esso non lasci più nulla all'immaginazione, non ci sia allusione ma verità.
Sono la pecora sono la vacca, esordisce, non due animali a caso, ma precisi richiami al sesso, ripresi dall'immaginarsi davanti allo specchio una minuscola fica. Ancora, il racconto del periodo in cui Fernanda è Princesa e si prostituisce è al contempo brutale e soffuso nella descrizione dei maschi che si insinuano tra le sue natiche, tra le sue labbra, nella sua carne. Nulla è lasciato all'immaginazione, ma nelle parole di Faber non c'è volgarità compiaciuta, ma solo bisogno di verità, e in questo aspetto coabitano sia l'evoluzione del linguaggio rispetto ai primi lavori, quell'avanguardia artistica che sempre l'ha contraddistinto: non riesco a vedere cosi lontani dal suo mondo i rapper contemporanei, e sono anzi convinto che il Faber del 2020 li vedrebbe assolutamente di buon occhio.
Anche da un punto di vista melodico l'evoluzione è evidente: se in Barbara vi era un'asciuttezza, qui l'essenzialita' lascia spazio a una ricchezza in cui non si può non sentire l'influenza della collaborazione di Ivano Fossati. Il finale con il coro è un trionfo di sensazioni benefiche, ti porta a Rio e ti ci fa sentire bene come a casa, la sensazione che prova Fernanda pensando alle sue origini.

 

Faber non è cambiato nella sua essenza, nei messaggi che vuol veicolare, nella sua coerenza, ma sicuramente trent'anni di vita l'hanno cambiato. Le donne, innanzitutto, che sono il fil rouge della presentazione: due mogli, altre avventure, le prostitute in giovinezza. Il sequestro, mirabilmente raccontato in quella perla che è Hotel Supramonte. L'alcol, divenuto una dipendenza, ma che gli ha dato modo di trovare la forza di esibirsi in pubblico, cosa che ha iniziato a fare tardissimo.
Mi piace pensare che la sua evoluzione abbia accompagnato quella della parte sana del nostro paese, che lavora quotidianamente per migliorarsi ed arricchirsi pur avendo sempre un punto fermo attorno cui muoversi: i propri principi ed il proprio modo di essere.
Quello che certo non ho tradito io nei tredici anni da quando io e Faber ci conosciamo, e che non ho intenzione di mutare da qui ai prossimi diciamo trecento.

 

 

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STROMAE E @Vesuvius21 - PROMOSON/DEFILER

 

Dopo lo shock surpriseddel passaggio del turno (grazie a tutti ancoraheart), mi sono dovuto scervellare per la scelta dei brani da presentare per questa semifinale. Il tema parla di evoluzione, argomento molto interessante e motivante, ma un pò complesso quando si parla di Stromae.confused

Il problema principale che ho trovato è il fatto che lui ha solo due album all'attivo, di cui l'ultimo risale all'ormai lontano 2013. Inizialmente ho pensato di scegliere due brani ognuno di un determinato disco, ma poi mi sono reso conto che effettivamente non c'è una vera evoluzione tra lo Stromae di Cheese (album 2010) e di Racine Carree (2013). Certo qualche cambiamento\evoluzione c'è stata ma essendo appunto solo due album ritroviamo un pò le caratteristiche tipiche di Stromae (migliorate) che non denotano una metamorfosi così netta.

Per tale motivo ho deciso (anche se rischiando probabilmente molto) di scegliere due brani che sono rispettivamente il primo e l'ultimo pubblicato dall'artista belga. Il primo (2007) si intitola "Promoson" ed è una sorta di free-style con l'obiettivo di promuoversi al grande pubblico 

 
Il secondo "Defiler" (2018) è anche a sua volta una sorta di promozione, per la sua linea di abbigliamento, dalla semplice durata di 9 minuti laugh, che è presentata come sottofondo (ma non per questo non protagonista) di una sfilata di moda alquanto particolare.

Nel primo brano troviamo uno Stromae acerbo, istintivo, energico che vuole tramite un classico free-style di rap\hip-hop farsi conoscere, presentarsi al grande pubblico. Subito riconosciamo gli elementi che sono in lui innati, ritmo incalzante , forte personalità e un testo non scontato. 

Hey, y'a alerte                                    Ehi, c'è un avviso
Stromae, y'a alerte                             Stromae, c'è un avviso
Sur le net ou dans les bacs                  In rete o nei negozi
Y'a alerte                                           C'è avviso
Maxi 2007                                          Max 2007


Ouais c'est simple, tu verras que tout se tient
Ecoute bien vu que ça ne coute rien
Ouais c'est téléchargeable gratuitement
Sur stromae.net si t'as plus le lien
Ouais mais pas si vite, c'est que celui-ci .....
..... J'ai même vendu des frites, des burgers et des glaces sa mère

Sì, è semplice, vedrai che tutto si adatta perfettamente
Ascolta bene poiché non costa nulla
Sì, è un download gratuito
Su stromae.net se non hai più il link
Sì, ma non così in fretta è questo ......
...... Ho persino venduto patatine, hamburger e gelati di sua madre

Stromae con il "ritornello" e la prima strofa ci dice che la sua musica è spontanea, non costruita , non costa ed è semplice , per arrivare a ciò ha fatto disparati lavori, proprio per mostrasi meno pretenzioso possibile. 

 

Des meufs nues? Pas de ça                     Ragazze nude? Niente di tutto ciò  
Les revenus? C'est pas ça                        Ricavi? Non abbastanza
Des tas de thunes? Pas de ça                  Un sacco di soldi? Nulla di tutto ciò
J'te le jure, y'a pas de ça                         Lo giuro, non c'è niente di tutto ciò
 

C'est clair non?                                                 È chiaro giusto?
Stromae, ouais ouais                                         Stromae, sì sì
Juste un cerveau, un flow, 
un fond, un mic         Nient'altro che un cervello, un                                                                                messaggio, un flusso, un microfono
C'est le titre                                                     Questo è il titolo Stromae
Stromae

 

Con la seconda strofa ci dice invece che il suo rap è diverso da quello main-stream , non parla di ragazze nude, i soldi e i ricavi non gli interessano , c'è solo lui , il suo cervello , i messaggi che vuole veicolare , insomma c'è Stromae.

Possiamo quindi notare che da questa semplice promozione Stromae ha già in mente che musica portare, una musica d'impatto , di successo , orecchiabile ma nello stesso tempo non vuota, non solamente estetica.

Tutto ciò con le varie canzoni che ho mostrato all'interno del gioco , penso sia stato esaustivamente dimostrato , Stromae nei suoi primi due album parla di amori malati, accusa i social e la società di oggi, parla di malattie come il cancro, o l'aids quando tutti fanno finta che non esistano, della mancanza del padre, di ambienti familiari problematici, ma anche canzoni che hanno come obiettivo quello di rilassare , di dimenticare i problemi, di glorificare le persone che hanno contribuito alla nostra formazione. 

Dopo però il successo internazionale avuto con il secondo album , Stromae cade in profonda crisi, come da lui espresso in diverse interviste, questo boom così imponente lo ha portato quasi ad impazzire, tutto quello che per lui era naturale stava diventando un oppressione , ciò insieme a dei seri problemi di salute (malaria durante un concerto in Ruanda) spingono l'artista a ritirarsi dalla musica a tempo indeterminato nel 2015. 

D'allora Stromae non pubblica più nessuna canzone, ma si dedica nella musica in altre forme , è lui il compositore di Meltdown (colonna sonora di Hunger Games cantata da Lorde insieme ad altri artisti).

Nel 2018 dopo ben 5 anni dal suo ultimo disco pubblica Defiler , una sorta di canzone\flusso di coscienza che viene presentata in occasione del lancio della linea di abbigliamento firmata dall'artista. Come siamo abituati Stromae ha un piano sempre preciso, quella che sembra solo un chiara mossa di marketing , nasconde al di sotto dei motivi ben precisi. 

Stromae infatti gioca come sempre con il significato delle proprie parole , usa il termine defile , non solo per presentare una modella che sfila , ma anche come la vita passa e come sia impossibile arrestarla. 

Elle défile                                                  lei sfila
On voit nos vies défiler                               noi vediamo le nostre vite sfilare
Sur le fil                                                    sul filo
On voit les années filer                               vediamo gli anni filare
On essaye de filer droit                               cerchiamo di tessere dritto
Et on n’peut pas rembobiner                       e non possiamo riavvolgere
Tout ces nœuds dans nos vies                     tutti quei nodi nelle nostre vite
Si on pouvait les dénouer                            se potessimo dipanarli
Alors dites-moi comment ça marche             allora ditemi come funziona
Dites-moi comment ça marche                     ditemi come funziona

Stromae quindi parte dallo sfilare per presentare come la vita è in continua evoluzione, lui stesso spiega che non comprende la direzione dell'esistenza , fa riferimento a come sia difficile evolversi al giorno d'oggi in relazione alle tempistiche richieste dalla società odierna

Qu’on l’veuille ou pas on a une valeur marchande, du plus jeune âge au linceul
Marche ou crève mais marche droit, marche à l’envers ou ne marche pas
Et le business, ça marche
La santé, la famille et le reste, ça marche
Dites-moi comment ça marche

abbiamo un valore di mercato, dal più giovane al più esperto
cammina o muori ma cammina dritto
cammina all’indietro o non camminare
e il business, funziona
la salute, la famiglia e il resto, quello funziona
ditemi come funziona

Je me demande après toutes ces années, encore et encore
Je l’sais bien là où je vais pas, mais pas encore là où j’vais aller
J’me doute bien qu’si j’me laisse aller, ça me ferait pas tort
Je ferais bien de franchir le pas, en tout cas j’aurais tort de ne pas essayer

mi chiedo dopo tutti questi anni, ancora e ancora
io lo so bene dove non vado, ma non ancora dove andrò
dubito che se mi lascio andare, non sarà per me un male
dovrei allungare il passo, in ogni caso mi potrei pentire di non aver provato


Defiler continua per 9 minuti come un unico flusso di coscienza, in un moto perpetuo, dove Stromae continua con la sua riflessione accusando i canoni estetici imposti 

La tête dans son téléphone
Sans écouteurs, on la croirait folle
Sans Google, on la croirait conne
Et sans filtres, on la croirait bonne
C’est trop facile de juger, c’est trop facile de juger
Si son but dans la vie c’est de ressembler à Gigi
Mais sans chirurgie c’est plus Gégé que Gigi
Si l’école nous apprenait à faire des beaux selfies
Pour mieux démarrer dans la vie, pour mieux démarrer dans la vie
Sans savoir où on va, où on est

la testa sul suo telefono
senza auricolari, si potrebbe pensare che è pazza
senza Google, si potrebbe pensare che è stupida
e senza filtri, si potrebbe pensare che è buona
è troppo facile giudicare, è troppo facile giudicare
se il suo obiettivo nella vita è assomigliare a Gigi
ma senza chirurgia è più Gegé che Gigi
se la scuola ci insegnasse a fare dei bei selfie
per iniziare ingranare nella vita

C’qui compte c’est c’qu’on a dans l’cœur, et c’qu’y a sur le compte
L’argent ne fait pas le bonheur non, y sert à fabriquer des bombes
Être belle quand on a de l’argent (on a de l’argent), c’est plus facile nan
L’argent pourrit les gens et il les rend beau en même temps, c’est fascinant

ciò che conta è quello che abbiamo nel cuore, e quello che c’è nel conto
i soldi non fanno la felicità , servono solo a fabbricare bombe
essere belle quando ci sono i soldi è più facile vero?
i soldi distruggono le persone e le rendono belle allo stesso tempo, è affascinante

In questo interminabile brano Stromae riesce quindi nel presentare l'apoteosi della sua evoluzione , non è più quel semplice ragazzino geniale che tramite il solo rap cerca di veicolare messaggi a lui cari, ma ora in un unico progetto al messaggio che vuole esprimere (criticare l'eccessiva attenzione della società per i canoni estetici) accompagna la sua stessa rappresentazione , tutto sotto forma di una sfilata di moda.

Ecco l'evoluzione di Stromae si può percepire oltre che dal punto di vista concettuale, anche dal punto di vista melodico, mentre il primo stromae era molto più basico, basava molto il tutto su un ritmo incessante e martellante, in defile si può notare come ad un'apertura dal ritmo lento lascia poi il posto a una progressione di suoni di synth, ritmi alternati e inflessioni vocali di Stromae, proprio per rappresentare la canzone come un continuo flusso, in moto perpetuo simbolo quindi della completa evoluzione di questo artista nella sua totale interezza. 

 

 

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GIANLUCA GRIGNANI E @amers - CI VUOI TORNARE CON ME/RIMANI ACQUA DI MARE

La discografia di Grignani è lunga venticinque anni, con alti e bassi, e se per certi versi lui non ha mai cambiato totalmente stile, un'evoluzione, musicale e testuale, si può riscontrare nei suoi lavori. Musicalmente ha iniziato con un puro pop rock, passando per il rock psichedelico, accarezzando leggermente il blues, per tornare poi negli ultimi anni a un rock più classico e maturo. Ho sempre amato la sua scrittura, sin dagli esordi, e negli ultimi anni forse ha perso un po' di originalità, ma se in Destinazione Paradiso era un ventenne alla ricerca di se stesso, disilluso e a volte scoraggiato, con gli anni ha maturato una diversa sensibilità, dovuta anche all'essere diventato marito e padre e dall'uscire dalle dipendenze, sempre alla ricerca di se stesso ma con consapevolezza.

Così dopo aver ascoltato i pezzi che preferisco, pezzi che avevo dimenticato e pezzi che non ho mai amato ho deciso di descrivere la sua evoluzione attraverso due canzoni che parlano di un amore finito: Ci vuoi tornare con me e Rimani acqua di mare.

Ci vuoi tornare con me è contenuta in Destinazione Paradiso, il suo album d'esordio del 1995. Gianluca scrisse questo pezzo poco più che ventenne, l'ho sempre vista come una lettera semplice e sincera di chi ama ancora, chi vuole tornare insieme nonostante le difficoltà e le paure. Una sincerità e sfrontatezza che spesso solo i giovani hanno.
Nel 1995 avevo dodici anni e non sapevo nemmeno lontanamente cosa fosse l'amore, avevo cottarelle ma non capivo il senso, l'amore era solo quello tra Miki e Yuri. Se non capivo quello come potevo comprendere un amore finito?

Qualche anno dopo, durante il liceo, ebbi invece la prima storia con un amico d'infanzia. Lui non amava particolarmente Grignani, mi prendeva in giro perché “L'ascolti solo per la moda e per il bel faccino!”. Quando però una volta litigammo e decisi di lasciarlo, lui mi dedicò questo pezzo.
Avevo diciassette anni e quello era il gesto più bello e romantico che qualcuno avesse mai fatto per me. Lui si era aperto, con le parole di Gianluca, mi aveva permesso di vedere oltre, mi aveva fatto capire che teneva davvero a me. Si era comportato da innamorato per la prima volta, mi fece sentire importante.

Lo sai davanti a me
Ho sempre cercato di apparire
Più forte nella parte del vincente
Per poi scoprire che ti perdo sempre

Queste parole me le ripetevo sempre. Anche quando poi lui mi perse davvero del tutto. Sia come fidanzata sia come amica.
E parole che solo tre anni dopo io dedicai a una ragazza, per farmi perdonare. Gianluca aveva la capacità di andare dritto al punto, cosa che a me mancava del tutto all'epoca. Non ottenni nulla e odiai per anni il pezzo. Risentirlo dopo vent'anni mi provoca però tenerezza, parole dolci, quasi ingenue, colme però di speranza.

Dopo quindici anni Grignani ha scritto una canzone che ritengo l'evoluzione naturale di Ci vuoi tornare con me: Rimani acqua di mare. Il pezzo è contenuto in Romantico Rock Show, album che musicalmente rispolvera il classico rock italiano senza esagerare con le sperimentazioni. Il testo della canzone è diretto come nello stile Grignani ma più profondo e maturo, anche nell'analizzare il dolore della perdita.

Se in Ci vuoi tornare con me che salta subito agli occhi è la semplicità e la speranza di Gianluca, in Rimani acqua di mare invece lui parte rassegnato, sa benissimo che non è ricambiato, solo non riesce a lasciare andare colei che ama. E la speranza è flebile.

Quattro anni fa è finita la storia con colei che è stata la donna della mia vita, nonostante la consapevolezza che non riuscisse più a stare con me, stavo là, in attesa di un suo cenno, di un suo forse.

Perché ancora sai ci credo
E spero anche... se sto male

La speranza di un suo ripensamento, di un suo “no dai, ho fatto una cazzata”, mi ha perseguitato per mesi. Ed ero lì, anche se sentivo bruciare e il dolore era immenso.

La ragione non comanda al cuore Non seguirla, lascia stare...

Quante volte ho sperato che mettesse da parte la razionalità, che provasse a vivermi e non a dirmi “in un mondo perfetto saresti mia moglie”. Le parole bruciavano, ma come Grignani imperterrita speravo di riconquistarla, di provare a non perderla per sempre.

Ma perché... che ho fatto?
Che ho sbagliato... che...?
Aspetta... ti prego un altro po'!
Non andar via... vedrai che capirò!

Mi sono chiesta, cosa avessi di sbagliato per averle fatto prendere quella decisione. Perché non potevamo parlare? Perché non potevamo stare insieme? La risposta l'ho trovata tempo dopo, perché semplicemente “Tu... tu non m'ami più”, la risposta era sotto gli occhi, chiara e concisa. Non volevo vederla, era più semplice ignorare.

Ma ci sono storie che ti segnano, anche se le superi, anche se vai avanti, anche se non piangi più la notte e non fissi il display in attesa di un suo messaggio, nonostante tutto bruciano.

Sulla ferita sei come acqua di mare Che non voglio più asciugare..

Vogliamo farle bruciare perché ci ricorda cosa siamo stati, ci ricorda che quell'amore resterà sempre, anche se in un angolo. Forse è sbagliato ma resta. Ed è solo la maturità, e la nostra evoluzione, che ci permette di gestirlo.

 

 

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MACKLEMORE E @chanel - WAKE UP/WINGS

Nel 2000 un ragazzino rossiccio che si faceva chiamare Professor Macklemore cerca di farsi notare con un EP intitolato “Open Your Eyes”. Tra i suoi brani si fa notare uno in particolare: Wake Up.

Wake up è un pezzo che sembra essere interpretato dal figlio del Macklemore che vi ho raccontato fino ad ora. Una timbrica estremamente adolescenziale, una maturità sorprendente per i suoi allora 17 anni e una melodia che rappresenta la purezza e la mancanza di sovrastrutture dell’hip-hop dei primi anni 2000.

Pur con una produzione meno curata e raffinata a quelle a cui ci ha abituato, Macklemore si distingue sin da subito da molti suoi colleghi per la profondità dei suoi testi e la sensibilità con cui li affronta. Wake Up racconta gli ostacoli che un ragazzino bianco deve affrontare per cercare di farcela nel mondo nell’Hip-Hop, tra pregiudizi e stereotipi di insegnanti, vecchie signore e ragazzini arroganti che amano questo mondo solo per la sua parte più superficiale. MC sottolinea la differenza tra la sua vera passione per questo genere e i tentativi di emulazione degli artisti più in voga di tanti altri.

MC è stato preso poco sul serio da chiunque: bianchi, neri, giovani e adulti. Gli afroamericani avevano difficoltà ad accettare che un ragazzino bianco privilegiato potesse sfondare, mentre i bianchi non conoscevano e accettavano altro se non Eminem.

Il suo amore per l’Hip-Hop non ha nulla a che vedere con il colore della pelle, ma deriva dalla sua necessità di scrivere rime potenti che possano aiutare chi lo ascolta. Benjamin si dà forza da solo e con grande determinazione cerca di abbattere i muri del pregiudizio fin troppo presenti anche nell’ambito musicale.

A 17 anni Benjamin è già in grado di educare chi lo ascolta e chi lo contesta, mostrando la vera essenza della cultura Hip-Hop e non facendosi condizionare da ciò che la società vorrebbe che facesse.

Pensando al me diciassettenne, un po’ mi rivedo in quel ragazzino che nessuno riesce a prendere sul serio. Lui è riuscito a non farsi condizionare da tutti quelli che gli remavano contro, io invece a quell’età non sono stato abbastanza forte, ho avuto bisogno di più anni per maturare.

L’evoluzione di Macklemore come artista, ma anche come uomo, è particolarmente evidente con l’album “The Heist”, nel 2012.  A questo proposito il brano “Wings” è senza dubbio uno dei più rappresentativi del  Macklemore maturo.

Con Wings Macklemore esplora il consumismo che condiziona fortemente la società americana. La crescita è già evidente per il tema più complesso, con continue citazioni alla cultura pop e un’analisi specifica della società che lo circonda. In Wings si sottolinea l’idea che il valore di una persona sia collegata al valore monetario e che dei semplici oggetti possano migliorare l’umore o aumentare la propria sicurezza. 

Macklemore  racconta di come da bambino si sentisse al settimo cielo dopo aver acquistato un paio di Jordan per fare sport. Un semplice paio di scarpe, dopo le martellanti pubblicità in cui si prometteva che tutto sarebbe cambiato dopo l’acquisto, erano state in grado di farlo sentire libero e capace di volare e che tutti i suoi sogni si sarebbero realizzati.

La realtà però è diversa, e MC si accorge presto che non potrà mai volare grazie ad paio di Jordan.  Potremmo essere uccisi  per quel paio di scarpe, come il fratello di uno degli amichetti di Benjamin o come tanti altri che gli fanno capire come un semplice paio di scarpe possa portare disperazione, invidia e ossessione. I sogni si realizzano solo attraverso dedizione, impegno e sacrificio.

Vorrei aver scoperto e compreso questa canzone da ragazzino, dove l’ossessione di acquistare cose di cui non avevo bisogno mi ha fatto perdere la percezione della realtà. MC paragone le scarpe ad una droga ( “I got so high”, ““Consumption is in the veins”) e io mi sono sentito per tantissimi anni un drogato.
Il sogno che ci viene promesso è falso e noi non siamo ciò che indossiamo o possediamo, conta solo come ci comportiamo e quanto crediamo in cosa stiamo facendo.

Macklemore, sia da adolescente che da adulto, ha lottato contro un sistema che voleva renderlo uno dei tanti, annullando la sua vera assenza. L’ha fatto in passato con una produzione inferiore, con una voce molto più sottile e con una scrittura più semplice e immediata. La voglia di rompere le barriere e non ascoltare ciò che la società vuole imporci però è però sempre la stessa, la forma si evolve ovviamente, ma la sostanza rimane quella.

Non riusciranno a farci sentire come tutti gli altri, non finché ci saranno artisti come Macklemore che sono in grado di salvarci.

 

Risultato immagini per melanie martinez

MELANIE MARTINEZ E @Salvatore - TOXIC/NURSE'S OFFICE

Melanie ha fatto il suo ingresso nel mondo musicale a soli 17 anni. Era una giovane ragazza, come tante altre, che sognava solo di fare della musica il suo lavoro. Così per caso, si è ritrovata coinvolta in una macchina gigante, che era appunto The Voice. Dopo tanti anni passati a coltivare la propria passione in silenzio ha deciso finalmente di condividere la propria voce. Sostenuta da tutta la sua famiglia ha così scelto di iscriversi alla terza edizione di The Voice USA. Dopo una serie di provini è finalmente sbarcata nel programma vero e proprio. Ha deciso di giocarsi tutto presentandosi con una delle canzoni più inflazionate di sempre, ossia Toxic di Britney Spears. Tale contrasto tra l'immagine di Melanie e la scelta ha inizialmente confuso molti di loro, eppure appena ha aperto bocca per iniziare a cantare ogni dubbio è scomparso. Sul palco Melanie è arrivata da sola, accompagnata solamente dalla sua chitarra e un tamburello, poggiato ai suoi piedi. Melanie una volta sul palco non si è limitata a svolgere il compitino e quindi realizzare una copia carbone, ma ha cercato di personalizzare il pezzo, prendendolo e stravolgendolo completamente. Scordatevi le atmosfere danzerecce e squisitamente pop del brano originale, infatti Melanie ha completamente cambiato la natura della canzone trasportandola in atmosfere decisamente più acustiche e folkeggianti. Il brano in studio presenta le stesse caratteristiche della versione live, l'arrangiamento si basa tutto sulle chitarre, il tamburello e la batteria. La canzone si libera di tutte quelle "sovrastrutture" che caratterizzano la versione originale, donandogli una nuova luce. Il punto di forza della canzone trovo però sia su tutti la voce di Melanie. Si percepisce la genuinità in questa versione, che appare più morbida e introspettiva.
Il timbro di Melanie svolge un ruolo importantissimo all'interno della canzone. La grande leggerezza con la quale Melanie sembra sussurrare le parole rende questa versione ancora più originale, e la voce, che appare spesso "rotta" è una delle caratteristiche peculiari dell'intero pezzo. I coach sono rimasti estremamente colpiti dalla maturità e dal coraggio dimostrato dalla giovane, girandosi addirittura in tre per lei. Sotto la guida di Adam Levine, si è fatta spazio nella competizione arrivando ai live show e diventando ben presto una delle fan favorite. Sfortunatamente la sua corsa si è fermata al quinto live, ma ciò non ha l'ha scoraggiata, anzi, ha rappresentato un incentivo in più per migliorarsi. Melanie non sapeva che da lì a poco la Warner le avrebbe offerto il contratto che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Guardando la Melanie del 2020 sembra non sia apparentemente cambiato nulla. Il suo diastema è rimasto, così come i suoi capelli bicolore; la sua aura creepy continua a fare di Melanie lo stesso personaggio stravagante degli inizi. Eppure, per me che la seguo ormai da un bel po', è molto chiara la trasformazione che ha subito. Evoluzione, cambiamento, crescita...perché solo una di queste? Melanie nel suo percorso ha superato tutte queste "tappe", che l'hanno resa ciò che è oggi. Dalla sua blind audition la vita di Melanie è completamente cambiata. Finalmente può fare della sua musica il centro della sua vita dedicandogli tutta la maggior parte del suo tempo. Sono ormai passati 8 anni dagli inizi, e Melanie è cambiata più di quello che potrebbe effettivamente sembrare. Dal punto di vista vocale è cresciuta, grazie anche alle numerose lezioni di canto. La voce "bambinesca" e acerba degli esordi ha dovuto far spazio a una vocalità più forte e consapevole, che permette a Melanie di spaziare in più generi. Sul piano musicale definirei Melanie camaleontica. In quasi dieci anni è riuscita a muoversi sapientemente in moltissimi generi, uscendo anche spesso dalla sua comfort zone. Dopo il percorso piuttosto classico e acustico intrapreso a The Voice, è passata da un album dalle influenze pop ed elettroniche ad uno con un apporto orchestrale maggiore, con una componente hip hop e alternative sempre più forte. Ogni volta Melanie si presenta in una nuova veste, diversa dalla precedente. Ma quella di Melanie non è stata solo una crescita artistica, ma anche umana. Durante la sua carriera Melanie ha dovuto affrontare tanti ostacoli, che in un certo senso l'hanno resa più forte ma allo stesso tempo più sensibile. Ha affinato la sua penna, e la crescita è visibile anche nei suoi testi. Non si sente più ingabbiata nei suoi vecchi schemi. Con il tempo ha iniziato a scrivere in maniera sempre più consapevole, raccontando spesso la sua storia e quella di tante altre persone. È cambiato l'approccio, che negli anni è diventato sempre più deciso e provocatorio, e possiamo notarlo soprattutto nei suoi testi.
Melanie appare sempre come la dolce ragazza degli inizi, eppure come ben si sa, gli anni passano e le persone cambiano. Si matura, si cresce, è il normale processo di "evoluzione" umano. Un cammino che potrebbe sembrare semplice e che per molti risulta spontaneo, naturale, ma che in realtà nasconde delle difficoltà e problematiche, che molto spesso risultano difficili da abbattere. Melanie però ci è riuscita, ha raggiunto una nuova maturità e la sua musica è proprio lo specchio della sua crescita. 

Per evidenziare tale crescita ho scelto di portare Nurse's Office il primo brano rilasciato da Melanie dall'ultimo progetto. È considerato un po' come il brano simbolo dell'intero progetto K-12, dato che ha "aperto" l'era segnando definitivamente il comeback di Melanie.
Sempre presente il pianoforte e gli immancabili effetti sonori, che caratterizzano quest'ultimo lavoro di Melanie. Tra cerotti e sciroppi Melanie ci racconta una storia di bullismo, legata essenzialmente all'ambiente scolastico. Cry Baby supplica i suoi bulli di lasciarla in pace, finge più volte di star male pur di andarsene in infermeria e ottenere il suo "permesso rosa", per essere riportata a casa. Fugge dai suoi bulli simulando dei malori che in realtà non esistono e l'infermeria appare come l'unico posto sicuro in tutto l'edificio scolastico.

Nei primi due versi si rivolge proprio verso i suoi bulli, chiedendogli di lasciarla in pace, lei vuole solamente andare in infermeria per fuggire dalle loro cattiverie :

"Don't cut me, punch me, just let me go
Into the nurse's office where I float away"

Melanie finge di star male, tossisce e sanguina, eppure i cerotti sembrano non avere effetto, sottolineando che in realtà il male che l'attanaglia in realtà non è fisico. Melanie preferisce mentire, vuole solo il permesso rosa che le concederà l'uscita da scuola. Parla di questa storia definendola "vecchia", probabilmente perché ormai è diventata un'abitudine e ammette di essere stanca di tutto ciò. :

"Yeah, I'm coughing, I'm bleeding
Band-Aids won't heal it
'Cause they hate me, so I'm fakin'
All, all of this so they take, take me

Take me home
Give me that pink slip of permission
This is old
I'm tired of wishing I was ditching
Ooh, ooh-ooh, ooh
Ooh, ooh-ooh"

Nella canzone viene anche mossa una critica verso il sistema scolastico, colpevole di trattare il "bullismo" in maniera sbagliata. I ragazzi non vengono adeguatamente tutelati e spesso ignorano le loro richieste d'aiuto :

Teacher, can I sit right there?
This bitch behind me is cutting my hair
"No, just sit your ass down at the chalkboard you stare"

Scrivendo questa presentazione, mi sono reso conto che parallelamente alla crescita di Melanie, c'è stata anche una crescita in Salvatore. In particolare, è come se Nurse's Office fosse stata scritta apposta per me.
Negli anni non ho mai subito episodi particolarmente gravi di bullismo, eppure non sono mancate le cattiverie gratuite. Ogni azione ha un peso, anche una semplice battutina. Il bullismo va condannato in ogni sua forma e ho vissuto gran parte della mia vita con la preoccupazione di essere giudicato male dagli altri. È estremamente mortificante ricevere insulti  anche solo per il proprio modo di parlare. Nonostante non lo mostrassi, ho dovuto conviverci per tanto, e lo faccio tutt'oggi. Ho rinunciato a tante opportunità, mi sono completamente annullato pur di non affrontare queste persone. Non sono mai stato al campo estivo, né tantomeno ho partecipato ai progetti scolastici o preso lezioni di musica, per paura di trovarmi faccia a faccia con uno di loro. Ovunque andassi mi ritrovavo accerchiato dai miei demoni. Crescendo ho capito che in realtà prima ancora dei bulli, il mio più grande nemico ero proprio io. Non sono stato abbastanza forte per combatterli ed è per questo che in Melanie rivedo una figura sicura. Ho stretto una connessione speciale con lei e non nego che spesso la sua musica ha rappresentato un posto sicuro, nel quale trovare conforto. A volte sottovalutiamo il potere che può avere la musica su di noi e nel fare questa presentazione ho capito quanto Melanie mi abbia fatto bene.
Quella di Melanie è una storia di rivalsa, che mi dà speranza, e mi incoraggia a dare sempre il meglio di me, indipendentemente da tutte le insidie che incontrerò nel mio cammino.

Vesuvius21

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14 febbraio, 2020 - 19:55
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@alessandrino  nella mia presentazione manca il primo brano , forse l'avrai tagliato rofl

alessandrino

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14 febbraio, 2020 - 20:11
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Voto aperto fino alle 19:00 di domenica 16/02

Pubblico, dovrete fare una classifica di tutti i cantanti rimasti in gara

@FiumediNy @Targaryen @KassaD1 @Juventino95 @xello @melrose@bilirubina @pesca @edorf @cionfy @EvilxElf  @DGS e chiunque altro voglia aggiungersi laugh

KassaD1

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14 febbraio, 2020 - 20:45
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Ormai siete diventati la mia playlist di ritorno a casalol
Queste sono le mie impressioni, non metto i nomi per non creare astio:

1) Ho fatto fatica a capire il senso della prima canzone, la seconda, invece, è una delle mie canzoni preferite dell’artista in questione e l’ho ovviamente amata. Non ho ben capito il nesso con il tema del Galà perché non ho trovato un’evoluzione chiara.

2) Ho dei limiti con quest’artista perché non riesco a capire le sue canzoni, ho fatto fatica a finire la 2^ canzone, ma la 1^ mi è piaciuta tanto. Qui ho capito l’evoluzione, pur non conoscendo benissimo la sua discografia.

3) La miglior evoluzione by far: la prima canzone rispecchia tantissimo la 2^ e ho trovato un’enorme coerenza nelle scelte. Entrambi i brani mi sono piaciuti tantissimosmitten

4) Anche qui ho capito l’evoluzione (anche se non così netta come nella precedente) e i brani sono entrambi carini, niente di speciale.

5) Geniali entrambe le proposte, specialmente la primasmittenqui il senso dell’evoluzione è un po’ particolare, però penso che il tutto sia altrettanto valido.

6) U DID IT SISclap2

alessandrino

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15 febbraio, 2020 - 9:34
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Playlist dello scorso Gala

Situazione attuale

Alby

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15 febbraio, 2020 - 16:35
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Complimenti a Vesuvius per aver superato il ballottaggio! 

Allo stesso tempo, mi dispiace da morire per l'eliminazione di @DGS con i suoi Coldplay. Il tuo è stato un My Favorite Singer di altissimo livello. Ci hai abituati con pezzi non scontati e sempre affascinanti, ma soprattutto grazie ai tuoi racconti (non ultimo quello di Aliens, che mi ha toccato tantissimo e mi ha fatto venir voglia di darti un abbraccione forte forte) hai dimostrato di avere un'anima particolarmente bella. Al di là del risultato, sono molto contento di aver scoperto qualcosa di più sulla persona dietro l'utente. Grazie per avermelo e per avercelo permesso. 

Veniamo ai commenti di questo Gala, con un tema, a mio avviso, abbastanza difficile. Faccio una premessa su come stia intravedendo un grande corto circuito in questo Gala, poiché spesso più importante è l'evoluzione, più si crea un divario tra le due canzoni proposte per cui spesso la seconda risulti molto più efficace della prima. Siccome voglio tenere in considerazione sia il tema dell'evoluzione, sia la qualità e la presa delle canzoni, sarà molto difficile anche per me arrivare ad una valutazione che mi soddisfi su entrambi questi due fronti (nonché su altri). 

Lady Gaga - Analisi come sempre impeccabile, di chi è perfettamente calato nell'universo Gaga. Ammetto che avevo immaginato effettivamente un evoluzione che presentasse due generi diametralmente opposti, invece se abbiamo in qualche modo assonanza tra le due proposte, da questo punto di vista, il discorso sull'evoluzione riesce a fare breccia con grande efficacia. Ascoltando Wish You Were Here mi sembra proprio di ascoltare qualcun altro e mi fa stranissimo pensare che un giorno la Stefani di questo pezzo sarebbe diventata Lady Gaga. Il secondo pezzo, invece, è caratterizzante di un'evoluzione di cui tutti siamo stati testimoni, verso una Gaga completamente diversa da quella che ci si aspettava dopo la sua esplosione come icona pop. 

Fabrizio De André - Non avevo una concezione chiara di come siano distribuiti temporalmente i lavori di De Andrè, ma leggendo i brani che appartengono al suo primo album direi che sia molto difficile esprimere il concetto di evoluzione per chi ha cominciato con pezzi che sono parte integrante della storia della musica. In questi due pezzi, se da una parte ci sono gli elementi cardine dello stile di Faber ritrattista di anime, è anche vero che si riesce a cogliere un quid di rinnovato e di moderno da un pezzo all'altro. Curiosa la scelta di far muovere questa riflessione attorno ad una precisa tematica. Non conoscevo i due brani ed è stato interessante scoprirli, insieme a qualche altro pezzetto di Emm. 

Stromae - Davvero una proposta singolare, esattamente come il primo e l'ultimo (finora) lavoro di questo artista. Non sapevo, tra l'altro, di questa sua pausa. Il primo pezzo è un'interessante provocazione, ma anche una promessa di ciò che intende regalarci nell'arco della sua carriera. Il secondo invece è una tappa quasi spartiacque dopo aver toccato apici veramente importanti. L'evoluzione è anche un cammino imprevedibile durante il quale succedono delle cose e si hanno delle svolte, talvolta difficili da affrontare, ma che devono essere tali per permetterci di diventare qualcos'altro. Pur avendo sempre cantato di temi importanti, ho trovato nell'ultimo pezzo uno Stromae che riflette e fa riflettere in una maniera ancora diversa. 

Gianluca Grignani - E a questo proposito, sempre interessante l'intreccio ricorrente tra Amers e Gianluca, in cui le canzoni fanno da sfondo a delle tappe. Anche qui abbiamo un tema di partenza, attraverso cui incontriamo il Gianluca ragazzo e il Gianluca uomo. Ho trovato questa scelta calzante e ascoltando riflettevo su quanto l'evoluzione di questo artista sia stata forse poco recepita. In linea di massima, il Grignani di maggior successo, credo nella concezione generale, sia proprio il Grignani di un po' di anni fa, mentre magari non ha trovato abbastanza spazio per far conoscere al grande pubblico questa sua evoluzione, intima ma anche musicale, che sono riuscito a cogliere in Rimani acqua di mare.

Macklemore - Con Macklemore il discorso sull'evoluzione fa rima con un'altra parola chiave, che è personalità. Fa davvero effetto ascoltare un Benjamin così giovane ma con le idee già chiare, ma fa effetto anche ascoltarlo sapendo (come ci ha raccontato Chanel) che la sua vita futura sarà segnata da diversi ostacoli, esperienze che segnano l'uomo e inevitabilmente anche l'artista. Ritrovo questo paradigma anche nelle due proposte di questo Gala, così come quel Macklemore filosofo di cui ho parlato in passato che con le sue canzoni coglie l'occasioni per dare dei messaggi e delle letture dell'umanità. Credo che ciò costituisca quell'unicità che ci prometteva di mettere in risalto Chanel all'inizio di questo contest. 

Melanie Martinez - Secondo me quella di partire da una cover è stata una scelta geniale, oltre che probabilmente inevitabile, dato che è storicamente questo il suo percorso artistico. Tuttavia, pur trattandosi di una cover molto personale e già ben promettente delle qualità e della personalità di Melanie, il discorso sull'evoluzione fila perfettamente. Sappiamo tutti quanto sia difficile emergete in un contesto come quello dei talent e quanto sia poi altrettanto difficile affrancarsene per imboccare una propria strada senza essere in eterno "l'artista uscito da". Credo che Melania ci sia riuscita alla grande costruendo man mano i pezzi di una carriera estremamente legata a doppio filo con ciò che lei ha da dire, che a volte è la strada meno facile per ottenere il grande successo.  

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Emm

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15 febbraio, 2020 - 17:09
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Alby ha detto

Fabrizio De André - Non avevo una concezione chiara di come siano distribuiti temporalmente i lavori di De Andrè, ma leggendo i brani che appartengono al suo primo album direi che sia molto difficile esprimere il concetto di evoluzione per chi ha cominciato con pezzi che sono parte integrante della storia della musica. In questi due pezzi, se da una parte ci sono gli elementi cardine dello stile di Faber ritrattista di anime, è anche vero che si riesce a cogliere un quid di rinnovato e di moderno da un pezzo all'altro. Curiosa la scelta di far muovere questa riflessione attorno ad una precisa tematica. Non conoscevo i due brani ed è stato interessante scoprirli, insieme a qualche altro pezzetto di Emm. 

 

Si, diciamo che la scelta di un "tema nel tema" può sembrare per certi versi un complicarsi la vita, ma per me permetteva di esaltare meglio il fascino di entrambi i brani confrontandoli nelle analogie oltre che nelle differenze. Grazie davvero di aver colto la difficoltà del progetto!

amers
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15 febbraio, 2020 - 20:29
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 riflettevo su quanto l'evoluzione di questo artista sia stata forse poco recepita. In linea di massima, il Grignani di maggior successo, credo nella concezione generale, sia proprio il Grignani di un po' di anni fa

Il suo disco di maggior successo è stato Destinazione Paradiso, poi sono stati recepito meglio i dischi simili ad esso (almeno in apparenza). L'evoluzione di Grignani credo non sia stata, purtroppo, proprio recepita (anche per colpe sue a volte) e questo mi spiace. 

Dopo questa parentesi, ringrazio per il commento 🙂 

Volevo poi fare, anche se in estremo ritardo, i complimenti a Ves per il passaggio e complimentarmi con DGS hug

alessandrino

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16 febbraio, 2020 - 10:58
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Lady Gaga: la scelta di questi due brani descrive perfettamente quella che è stata l'evoluzione di Gaga in tutti questi anni. Penso che la scelta di un pezzo proveniente da The Fame non sarebbe stata così efficace nel descrivere un percorso evolutivo perché, in fin dei conti, non si tratta di panni dismessi, lasciati in un angolo in virtù della scelta di proporre una musica più adulta; semplicemente è una delle tante anime che compongono questa artista, che negli anni ha dimostrato di saper essere credibile con tutti i generi musicali sperimentati. Invece, la scelta di proporre Wish You Were Here è perfetta per descrivere il percorso di crescita di una ragazza che ha creduto nelle sue capacità e nel suo lavoro fino ad arrivare ad essere la star mondiale che tutti noi conosciamo. E ARATW rappresenta in un certo senso la versione riveduta e corretta del primo brano; una Gaga ormai famosa ma che in un certo senso ripropone, in maniera molto più consapevole e articolata, un mondo interiore che si porta dietro fin da ragazza.

 Fabrizio De André: ancora una volta presentazione eccellente che traccia un percorso per il tuo artista che, inizialmente, non mi era sembrato così definito nel descrivere l'evoluzione di De Andrè. Tuttavia, rileggendola e riascoltando i brani, sono riuscito a rintracciare, soprattutto nei due testi quella che è stata un'evoluzione di De Andrè che, per quanto sia stato sempre un precursore, adatta il suo linguaggio alla temperie sociale e culturale di ogni tempo. Per quanto il significato dei due brani sia perfettamente rintracciabile, il linguaggio del primo risulta meno esplicito rispetto a quello del secondo, che lascia meno all'immaginazione e fa percepire si tratti di un brano più recente, anche nel proporre una figura di donna molto più anticonvenzionale e in un certo senso "moderna". De Andrè rimane, negli anni, fedele a se stesso; il suo stile è sempre riconoscibile ma allo stesso tempo è in grado di adattare la sua scrittura ai tempi. La sua evoluzione non è forse la più evidente ma c'è e la si percepisce ascoltando i suoi brani con attenzione e collocandoli nelle diverse slot temporali in cui sono stati composti e di cui in un certo senso sono rappresentativi.

A più tardi con gli altri commenti catecaselli

mrnace

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16 febbraio, 2020 - 11:47
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Arrivati a questo punto posso solo dirvi BRAVI.
In realtà ho espresso quasi sempre pareri estremamente positivi su molti perchè ho colto in tantissimi lavori sino a qui il legame personale con il vostro favourite singer. Non credo nemmeno ci sia una ricetta perfetta per descrivere il cantante preferito. Nell'eterogenietà del gruppo c'è quello più analitico quello descrittivo chi approfondisce l'aspetto testuale chi quello musicale chi ha solo poche canzoni a disposizione chi muovendosi fra molta scelta evita proposte scontate chi si spoglia con coraggio e si racconta chi più pudico si lascia solo intravedere. In questo gala TUTTI siete riusciti a trasmettermi l'evoluzione del cantante e il legame con lo stesso. Poi certo una proposta verrà preferita all'altra (devo ancora capire come fare) ma sarà solo per dettagli millimetrici.
Andiamo per ordine: le canzoni.
Prese singolarmente due su tutte sono le più efficaci: quella degli esordi è la Gaga in fase larvale ottimamente descritta (irriconoscibile al primo ascolto, poi al secondo le basi su cui poi si sarebbe retto tutto il palazzo riaffiorano; e curiosando mi son sentito quasi tutto il suo red&blue). Quella cronologicamente più vicina, invece, è la proposta di Stromae adulto che ancora una volta stupisce sia per contenuto sia per sonorità (performance/evento incredibile all'interno di un' istituzione parigina, non solo un polo commerciale di lusso).
Ravvicinando le due canzoni spiccano due lavori.
Il primo è De Andrè raccontato con estrema minuzia e maturità (e i brani colpiscono non solo sono perchè trattano con naturalezza del quotidiano di queste due figure ma perchè in entrambi i casi le vediamo attraverso gli occhi non giudicanti di Fabrizio). Il secondo è Grignani, e chi scrive perfettamente di lui aiutandosi con dei flashback musicali emozionanti, capace di mostrare a distanza di anni, per un episodio identico, un diverso approccio e l'evoluzione cercata anche attraverso l'uso di una stessa metafora (il mare: prima è un'onda placida, poi cruda acqua salata).
Complessivamente brano e descrizione.
C'è, e vi avevo dimenticato nella lista iniziale, chi sta crescendo con i propri cantanti preferiti a fianco, penso ai due chini sulla tastiera mentre mangiandosi le unghie digitano di Macklemore e Melanie. Raccontando con passione e precisione del cantante (vita privata, carriera, aneddoti personali) e dei due brani parlano di sè confrontandosi, immedesimandosi, riconoscendosi, a volte prendendo le distanze dallo stesso. Abili nel creare un parallelismo autentico fra l'evoluzione del cantante e la loro. Non è forse, anche questa, una chiave di lettura vincente?

Edre

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16 febbraio, 2020 - 12:51
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Innanzitutto, anche se con estremo ritardo, faccio i complimenti a DGS per il percorso nella gara. Sono stato, probabilmente, tra i maggiori sostenitori dei Coldplay nella prima fase di gara, poiché avevo trovato tutte le associazioni descrizione-brano estremamente forti nel riuscire a dare un approccio personale ed emozionante a brani di una band estremamente nota. Non era semplice. Come anche tu stesso hai detto, nella seconda fase della gara si è notata una virata verso maggiori tecnicismi, e nel giudicare i brani si comprendeva come ci fosse una sorta di "tensione di fondo" ad ogni galà nel cercare di soddisfare tutti, calcolando forse troppo le scelte. Mi fa piacere, infatti, aver riletto quell'approccio iniziale nel ballottaggio, e credo che, a prescindere dalle incertezze finali, il tuo percorso e la tua sensibilità resteranno una delle cose che ricorderò con più piacere di questa edizione. Oltre l'avatar di Rowlet, che ho sempre amato e amerò sempre.

Detto questo, veniamo a noi. Inutile dire che tutti quanti avete lavorato BENISSIMO, siamo alle fasi finali e non sarebbe stato possibile fare altrimenti. Ho trovato tutti i lavori sullo stesso piano, nelle loro diverse intenzioni e nei loro diversi modi di raccontare un'evoluzione. 

Lady Gaga: Trovo l’evoluzione presentata davvero interessante. Ciò che mi era mancato un po’, nel percorso di Gaga dopo i primi galà, era stata la capacità di stupire con scelte del tutto inaspettate e possibili solo per un fan davvero sfegatato. Cosa che qui ho ritrovato. Un’evoluzione chiara, che presenta una netta trasformazione da un’artista ancora acerba (e un brano non particolarmente forte, ad essere onesto) ad una con un decennio di successi alle spalle, che ha avuto modo di affinare le proprie capacità di scrittura. Ho trovato molto bilanciato l’apporto personale e quello oggettivo nella presentazione. L’idea di base di confrontare due ballad per Gaga è davvero inaspettata, ma a mio parere vincente, perché così si riesce ad apprezzare davvero un’evoluzione netta. Ben venga, allora, la minore forza del primo brano per mostrarla, perché il ritratto che ne esce fuori è quello di una crescita artistica non indifferente.

Fabrizio De André: L’idea di trovare un sotto-tema è stata molto intelligente, anche perché in qualsiasi altro caso sarebbe stato difficile mostrare un’evoluzione nelle sonorità. La tematica femminile è sicuramente interessante, la donna è un elemento ricorrente in tutta la produzione di Faber, ed è sempre trattata come un essere del tutto emancipato, quando all’epoca non era del tutto così. Con estrema coerenza, infatti, Faber riesce ad adattare la sua scrittura alle nuove problematiche femminili emerse in un contesto diverso da quello in cui aveva iniziato a produrre musica. L’evoluzione, in questo caso, va di pari passo con il sociale. Forse sarebbero stati più immediati altri sotto-temi in cui si mostra un’evoluzione più netta nel pensiero stesso di Faber, nel caso della donna è sempre progressista ma affiancato a contesti storici diversi, ma anche questa osservazione è più che altro legata a come si intende un’evoluzione a livello personale. Per ciò che emerge dalla descrizione il tema è centrato.

Stromae: Sono rimasto davvero colpito dalla scelta di questi due brani. A primo impatto, l’idea di aver scelto “il primo e l’ultimo” potrebbe sembrare quasi banale, ma non è così. Si riesce a comprendere, comparando i due, quanto sia stata imponente la crescita di questo artista, nonché quanto possa essere difficile il rapporto con la fama. Se, da un lato, abbiamo uno Stromae che vuole aprirsi al mondo a suo modo, trattando i temi che ritiene più opportuni con fare provocatore, dall’altro abbiamo uno Stromae che ha raggiunto il successo e ne è stato quasi sovrastato, che ritorna, in qualche modo, alla genuinità e alla provocazione di quel primo brano nel presentare una sfilata. Qualcosa che, all’ascolto di quel primo brano, sembra un’idea del tutto aliena. Ecco che, quindi, il contrasto tra primo e ultimo brano pubblicato diventa necessario per descrivere un’evoluzione non solo musicale, ma nell’approccio stesso alla fama e al successo. Una bella evoluzione che vira più sul vissuto dell'artista che sui brani, ma è una valida interpretazione.

Gianluca Grignani: La presentazione dei brani è, al solito, molto bella e personale. Mi piace sempre molto leggere il modo in cui i brani di un artista possano essere correlati al vissuto di qualcuno, ed è l’elemento ricorrente del percorso di Grignani che più ho apprezzato durante la gara. Parlando dei brani scelti, e mi ripeto, lo so, trovo entrambi molto belli, tra loro c’è una continuità sonora e di tematica piacevole da cogliere in un ascolto comparativo. Parlando di strumentazione, non nascondo di trovare il primo più interessante del secondo. Nella descrizione si parla di “andare dritto al punto” e, con parole differenti, entrambi i brani riescono a comunicare questa particolarità nella scrittura di Grignani. L’evoluzione raccontata qui è nell'approccio ad una situazione simile, che mostra come maturando si possano affrontare situazioni in maniera diversa, ma in primo approccio ciò che emerge di più è l’evoluzione di Amers stessa in relazione ai brani, che altrimenti risulterebbero sì la versione evoluta l’uno dell’altro, ma tutto sommato simili nelle intenzioni e nel genere. Un lavoro bello con un insight personale interessantissimo e toccante, al solito.

Macklemore: Il percorso di Macklemore si è sempre mantenuto su standard piuttosto alti, e continua ad essere così. Il racconto che esce fuori da questi due brani è coerente con tutto ciò che abbiamo scoperto di questo artista in queste settimane di gara, coadiuvato, al solito, da una descrizione precisa e accorata. Ciò che emerge dal confronto tra i due brani è l’evoluzione umana e musicale dell’artista, che non si distacca troppo tra le tematiche, ma le integra in una concezione più matura e differente dall’impeto giovanile. Si tratta di un’evoluzione che potrebbe essere inquadrata come una normalità, nel percorso di un essere umano prima ancora di un artista, ma ciò non toglie che ascoltare due approcci così diversi a breve distanza resti un’esperienza di forte impatto. Cambiano i modi in cui ci approcciamo alle problematiche che vogliamo affrontare, non cambia l’essenza del pensiero. Un lavoro molto bello, che mostra come, affinando i propri mezzi, si riescano a comunicare le cose in modo più efficace.

Melanie Martinez: Parliamoci chiaro, questo tema era quasi impossibile per Melanie, considerata la limitatezza della sua discografia rispetto ad altri cantanti ancora in gara, ma trovo che la prova sia stata gestita e superata in modo molto intelligente. Melanie appartiene alla classe dei cantanti provenienti dai talent show, cantanti che, nel complesso, trovano raramente una collocazione artistica personale all’interno dell’industria musicale. Da questo punto di vista, portare come primo brano una cover riarrangiata in maniera personale è un ottimo punto di partenza, già da allora Melanie aveva mostrato una propria identità attraverso un brano altrui. Più che un’evoluzione, dunque, si può parlare della concretizzazione del talento di un’artista emergente, che è un modo validissimo di intendere il tema, nonché, probabilmente, l’unico possibile (e la bravura di Salvatore, qui, è stata proprio quella di scegliere di lavorare in questo modo, in qualsiasi altro caso sarebbe stato difficile riuscire a presentare un lavoro davvero convincente).

alessandrino

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16 febbraio, 2020 - 14:58
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Stromae: l'evoluzione è rintracciabile senza dubbio sia nell'approccio dell'artista che nelle differenti produzioni dei due brani. È un'evoluzione stilistica ma anche dell'artista stesso che non rinuncia in ogni caso a veicolare i suoi messaggi servendosi della musica: nel primo caso lo fa in maniera diretta, quasi frenetica, libera; nel secondo in maniera più elegante, strutturara, studiata ma allo stesso modo efficace. Stromae cresce e si evolve insieme alla sua musica e la scelta di questi due brani è ottima per descrivere il percorso fatto da questo artista dalle origini ad oggi.

Gianluca Grignani: l'evoluzione è legata ad una maturazione del tema che caratterizza entrambi i brani: una crescita, una presa di coscienza su come affrontare una storia finita che ovviamente è speculare alla crescita è alla maturazione di Grignani stesso. Sempre molto belli i riferimenti alla tua storia personale, che si interseca alla musica di Gianluca.. anche tu, secondo me, hai subito un'evoluzione nel tuo percorso, diventando sempre più personale nei tuoi racconti, i quali hanno come colonna sonora le canzoni di Gianluca come sottofondo.

alessandrino

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16 febbraio, 2020 - 15:53
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Macklemore: Macklemore è lui, sempre! Rimane fedele a se stesso, ai suoi contenuti, alla sua cifra stilistica. L'esuberanza e l'entusiasmo del primo brano matura e si trasforma nella consapevolezza, nella sicurezza che caratterizzano il secondo brano. È un percorso naturale che denota non solo una crescita del MC uomo ma anche del MC artista, il quale, nonostante gli attacchi e le miscredenze, va avanti, forte del suo talento, del suo messaggio, si forma, acquista sicurezza e diventa l'artista di fama mondiale che tutti noi oggi conosciamo. È un'evoluzione che ha anche il sapore di una rivalsa e nasconde l'idea che impegnandosi e credendo in noi stessi possiamo arrivare a far realizzare i nostri sogni.

Melanie Martinez: evoluzione naturale per un'artista che, uscendo da un talent, si sta affacciando solo adesso sulla scena musicale, imponendosi con la sua cifra stilistica e la sua unicità. La scelta della cover la trovo vincente perché rappresenta la reale "nascita" di Melanie nel mondo musicale. Già in questo brano abbiamo un'idea di quello che è l'approccio di questa artista alla musica, approccio che verrà poi sviscerato e si stabilizzerà nel secondo, che fra l'altro è uno dei miei preferiti fra quelli proposti per Melanie in questa competizione. Il racconto dell'artista (accompagnato sempre dal racconto personale) è sempre centrato, ben scritto e sottolinea perfettamente il passaggio dalla Melanie interprete alla Melanie artista, artefice delle sue scelte e della sua musica.

alessandrino

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16 febbraio, 2020 - 19:10
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The results are in excited 

Svelerò, uno alla volta, i tre finalisti in ordine sparso...

Successivamente scopriremo l'artista che dovrà lasciare la competizione e infine i due che invece si giocheranno l'ultimo posto al ballottaggio.

È stata una gara serrata... Le classifiche di Giudici, prof. e pubblico sono state molto variegate e vi sono state parecchie alternanze in graduatoria... In particolare il 3° 4° e 5° posto sono separati da una manciata di punti.

Ciò significa che avete fatto tutti un buon lavoro e, a prescindere da come andrà, dovete essere fieri di questo hug

A tra poco con i risultati excited

@Salvatore @Krishoes @chanel @amers @Emm @Vesuvius21

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1° FINALISTA

MELANIE MARTINEZ con @Salvatore

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2° FINALISTA 

FABRIZIO DE ANDRÈ con @Emm

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3° FINALISTA

LADY GAGA con @Krishoes

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